martedì 24 aprile 2018

L'Albero della Conoscenza del Bene e del Male

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Nelle tradizioni di discendenza biblica, l'albero della conoscenza del bene e del male (in ebraicoעץ הדעת טוב ורע?etz ha-daʿat tov va-raʿ), o semplicemente l'albero della conoscenza, è l'albero dell'Eden, menzionato nella Genesi insieme all'albero della vita, da cui scaturì il peccato originale a seguito dell'infrazione del divieto, posto da Dio, ad Adamo ed Eva di mangiarne i frutti.

Alcune correnti religiose vedono in questo albero una vera e propria pianta legnosa; altri invece vedono in questo stesso albero un simbolo la cui interpretazione dipende dal significato che viene attribuito al concetto di peccato originale.



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Riferimenti biblici e coranici

    « Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. »   (Genesi 2,9)
      « E Dio impose all'uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire». »   (Genesi 2,16)
      Secondo il libro della Genesi, l'albero della conoscenza del bene e del male era posto nel centro del giardino di Eden. Il divieto di consumo riguardava solo l'albero della conoscenza del bene e del male. Probabilmente, prima del peccato (consumatosi col mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male) Adamo mangiava di tutti i frutti compreso quello dell'albero della vita, come se fosse un antidoto o semplicemente per celebrare la vita o il diritto di vivere. La disubbidienza avvenne così:
      « Disse il serpente alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. »   (Genesi 3,1-7)
      Adamo ed Eva mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male e andarono incontro alla punizione: la morte. Per riacquistare il diritto di vivere potevano mangiare del frutto dell'albero della vita;
      « ma Dio disse: «Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre». »   (Genesi 3,22)
      Dio fece l'uomo a sua immagine e somiglianza. E avendo colto del frutto dell'albero proibito l'uomo avrebbe potuto contendere con Dio stesso (secondo l'interpretazione del Serpente), ma viene prontamente cacciato, affinché non sia esonerato dalla punizione della morte: mangiare dell'albero della vita.
      È certo che la storia dell'albero della conoscenza del bene e del male si trovi descritta anche nel Corano, libro sacro dell'Islam, in cui compaiono Adamo ed Eva, in una sura in cui Maometto dice chiaramente di stare lontani da quell'albero:
      «E dicemmo: «O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a quest'albero ché in tal caso sareste tra gli empi».»[2:35 (Hamza Roberto Piccardo)]

      Esegesi ebraica

      « Per quale ragione la Scrittura non indica chiaramente il nome dell'albero? Perché Qadosh BarukhHu non desidera umiliare nessuna delle Sue creature; altrimenti gli uomini coprirebbero di vergogna quest'albero, dicendo: "Questo è l'albero a causa del quale il mondo è stato colpito!" Ciò è affermato nel Midrash Tanhuma »
      (Genesi Rabbah XIX 7)
      Ricorda Rashi: secondo l'esegesi ebraica del Talmud e dei Midrashim vi sono differenti opinioni: secondo rabbi Meir è l'uva, secondo rabbi Nechemia è il fico, secondo rabbi Yehudah è il grano mentre altri commentatori affermano sia il cedro[1].

      Entità e particolarità del peccato

      maestri della tradizione ebraica insegnano come la trasgressione di Adamo ed Eva consiste nel tentativo e nella volontà di trarre la conoscenza, elemento spirituale, dal frutto, elemento materiale. Inoltre il primo peccato commesso da Adamo ed Eva fu l'origine e la radice di tutti i peccati esistenti.
      Un midrash insegna che originariamente l'albero della conoscenza del bene e del male era legato a quello della vita, posti entrambi nel Giardino dell'Eden: con il peccato Adamo ne ruppe il legame. Un altro insegnamento afferma che Adamo, fino a quel momento sapiente di una saggezza celeste, volle vedere cosa si trovava nell'altro lato intendendo con ciò il mondo dell'impurità: la conoscenza carpita così da Adamo ed Eva non era infatti la conoscenza della Torah ma una conoscenza connaturata al peccato.
      Eva diede da bere il succo del succitato frutto anche agli animali infatti da quel momento in poi valse la morte anche per loro.
      L'ebraismo, in considerazione dell'origine divina della sapienza, della conoscenza e dell'intelligenza, non manca nel valutare Giobbe esempio di rettitudine ed integrità: egli rivolge al Signore la domanda Dove si trova la sapienza? (28,12)

      «Un frutto bello a vedersi...»

      Nachmanide spiega che, mangiando del frutto proibito, Adamo e la donna «avrebbe voluto e desiderato una cosa o il suo contrario»[2].
      "Delizia" riguarda gli "occhi", il "desiderio" invece l'intelligenza.
      I testi ebraici della Torah spiegano che l'albero della conoscenza del bene e del male possedeva anche il tronco saporito e dello stesso gusto del frutto; anche il rabbino Arizal ricorda infatti che in principio Dio avrebbe concesso all'umanità che ogni albero possedesse questa qualità fino al rifiuto della Terra che ciò non volle per i malvagi che poi sarebbero esistiti in seguito. Così l'unico albero a mantenere questa peculiarità particolare fu quello dal frutto negato da Dio ad Adamo ed Eva.
      Dio proibì al padre ed alla madre dell'umanità di mangiare il frutto, ma Adamo aggiunse una proibizione dicendo ad Eva di non toccarlo; il serpente approfittò dell'indecisione di Eva spingendola contro l'albero che quindi toccò cosicché, quando lei non ne vide le conseguenze prospettate, decise di mangiarne il frutto. I commenti esegetici ebraici insegnano che il serpente credette che, una volta che anche Adamo avesse trasgredito l'ordine divino mangiando il frutto e poi fosse morto, avrebbe potuto sposare Eva.
      La Torah insegna che il serpente venne punito anche con la lebbra per aver commesso maldicenza verso Dio: in questo animale ne è segno il cambio della pelle.

      Conoscenza del bene e del male e gli angeli corrispondenti

      A proposito dell'albero della conoscenza del bene e del male il libro cabalistico dello Zohar afferma che l'angelo Metatron rappresenta il bene mentre l'angelo Samael il male, quest'ultimo angelo spesso associato al significato del serpente.

      Interpretazioni tradizionali ebraiche circa la natura del frutto

      Secondo un Midrash, riguardo al libro del Pentateuco Genesi, non venne rivelato il luogo da cui sorse il frutto da Dio proibito, per non dolersene.

      Fico

      La velocità della scena in Genesi 3,6-7 fa supporre che la coppia, sorpresa dall'immediato senso di vergogna per le proprie nudità, prese la prima cosa a portata di mano per coprirsi, le foglie - in realtà delle cinture (Midrash Bereshit Rabbah) - dell'albero della conoscenza del bene e del male. Il libro della Genesi 3,7 dice che le foglie utilizzate erano foglie di fico, in ebraico תאנה (təe'na).

      Uva

      A proposito del Tiqqun, la tradizione mistica ebraica insegna che, se Adamo ed Eva avessero atteso tre ore ed avessero utilizzato il frutto suddetto per compiere la santificazione del giorno santo dello Shabbat con la cerimonia del Kiddush, non vi sarebbe stata alcuna punizione perché in questo caso inseriti nell'ambito del divino e della santità non sottoposti al male del peccato: secondo un'opinione il frutto è infatti l'uva da cui si ricava il vino con cui gli Ebrei celebrano appunto il Kiddush nel venerdì sera, sera con cui inizia il giorno dello Shabbat, e durante il primo pranzo del giorno del sabato.
      L'imposizione di tale divieto valeva infatti solo fino ad un certo momento con la concessione che poi l'uva venisse appunto utilizzata per il Kiddush.
      Anche l'Arizal afferma che, quando Eva offrì il succo d'uva dell'albero della conoscenza del bene e del male ad Adamo ed egli ne ingerì la parte con la feccia, attraverso quest'atto nel peccato i due compromisero maggiormente la propria integrità nella disobbedienza a Dio. La tradizione ebraica spiega che Adamo ed Eva non avrebbero ricevuto alcuna punizione se avessero atteso tre ore ed avessero utilizzato il frutto per santificare il giorno, primo Sabato della Creazione.
      Secondo il Talmud Noè avrebbe dovuto rettificare il succo d'uva bevuto anche da Adamo: egli però, anziché renderlo santo, commise lo stesso errore ubriacandosi; secondo alcuni la vite venne sradicata dal Gan Eden come Adamo ed Eva, secondo un'altra opinione essa si trovava in Terra di Israele ma Noè la portò fuori da essa piantandola e godendone il succo del frutto nato il giorno stesso.

      Grano

      Il Sefer haZohar esprime anche l'opinione di Shemaya il santo secondo il quale il grano - anche ...lechem min haAretz...לחם, in ebraico: "...frutto dalla T/terra"[3] - fu la pianta perfetta per la quale Adamo cadde in peccato.

      Cedro

      Come sopra citato, nel Talmud di Babilonia è presente un'opinione secondo cui fu proprio il cedro.
      Vi è anche una storia che racconta come, per la festa di Sukkot, un discepolo espresse dubbi sulla conformità di un Etrog, il frutto del cedro necessario alla preparazione con il Lulav; con clemenza il Maestro lo confortò dicendo paradossalmente: "vedi come sono belli i segni dei denti di Eva?".

      Un'opinione ulteriore: la mela

      Nella cultura dell'Europa occidentale, soprattutto a partire dal Medioevo, l'albero della conoscenza del bene e del male viene considerato un melo. Tuttavia questa identificazione nasce probabilmente da una lettura allegorica del testo biblico: in latino la stessa parola, malum, può riferirsi sia al frutto del melo, sia al "male", e per questo motivo i commentatori avrebbero favorito l'identificazione, passata poi anche nelle arti figurative, tra il simbolico frutto dell'albero e la mela.[4]
      In realtà la mela, in alcune culture anteriori al cristianesimo, era l'attributo di Venere, la dea dell'amore (nella sua accezione erotica). È possibile che l'iconografia di due giovani che si scambiano una mela (in cui, inizialmente, era abbastanza indifferente chi si pensava stesse dando e chi ricevendo il frutto) sia poi passata in ambito cristiano, dando origine alla identificazione tra il frutto proibito e la mela stessa.[5]
      Nella tradizione ebraica, invece, non si riscontra l'identificazione del frutto dell'albero con la mela. A proposito del valore simbolico dei colori rosso, bianco e verde (collegati alle sefirot di GhevurahChessed e Tiferet), si discute di un "campo delle mele sante", appunto con riferimento ai tre colori citati ed alla benedizione per la rugiada, presente anche nella preghiera ebraica dell'Amidah.

      Note

      1. ^ Talmùd. Il Trattato delle Benedizioni, Torino, Utet, 2013 ISBN 978-88-02-08122-9 (pag. 293-294 40a)
      2. ^ Naḥmanide esegeta e cabbalista. Studi e testi (a cura di Idel e Perani), La Giuntina, Firenze, 1998
      3. ^ Berakhot
      4. ^ Cecilia Gatto TrocchiEnciclopedia illustrata dei simboli, Roma, Gremese, 2004, p. 235, ISBN 88-8440-325-1.
      5. ^ Robert Graves. La Dea bianca. Milano, Adelphi.

      Bibliografia

      Voci correlate

      lunedì 23 aprile 2018

      L'Albero della Vita nelle tradizioni celtiche, ebraiche, cristiane e nella Cabala

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      L'albero della vita era un albero che, secondo alcune tradizioni religiose, Dio pose nel Giardino dell'Eden, assieme all'albero della conoscenza del bene e del male.

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      L’albero della vita Celtico

      Il popolo celtico era molto legato agli alberi. La tradizione ha fatto arrivare fino a noi l’oroscopo celtico a cui ad ogni periodo dell’anno è associato a un albero che dà un significato particolare alla propria data di nascita. Nell’albero della vita celtico abbiamo rami che si intrecciano e si uniscono formando una trama complessa. Nella simbologia celtica il tronco dell’albero della vita rappresenta il mondo in cui viviamo. Le radici sono il collegamento con i mondi inferiori mentre i rami dell’albero ci portano verso i mondi superiori. In gaelico l’albero della vita è chiamato Crann Bethadh. I rami rappresentano la complessa trama della vita e con i loro nodi stanno ad indicare i diversi eventi che compongono l’esistenza e gli ostacoli da affrontare.albero della vita celtico

      L'Albero della vita nell'Ebraismo e nella Cabala

      Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Etica ebraica e Fede ebraica.
      Nell'esegesi ebraica è insegnato che originariamente i due alberi erano uniti, in seguito Adamo ne separò le radici. Precedentemente al peccato originale Adamo si elevava carpendo continuamente i segreti e la modalità della sapienza superna.
      « Colui che "abbandonasse" la Torah... ...come se "abbandonasse" l'albero della Vita »
      (Sefer haZohar 181)
      Secondo molti commenti esegetici ebraici della Torah è stretta la connessione tra l'Albero della vita ed il melograno. Anche la stessa Torah è definita Albero della Vita. Pare, secondo un Midrash, che Adamo si sia reso anche colpevole per aver tagliato/rotto le radicidell'albero.
      « Così il Signore Dio fece crescere dal suolo ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo e anche l'albero della vita nel mezzo del giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. »   (Genesi 2,9)
      « e il Signore Dio impose all'uomo questo comando: "Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai "certamente" morirai" »   (Genesi 2,16)
      Il divieto di consumo riguarda solo l'albero della conoscenza del bene e del male. Probabilmente, prima del peccato (commesso col mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male), Adamo mangiava di tutti i frutti compreso quello dell'albero della vita.
      Adamo ed Eva mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male e andarono incontro alla punizione: anche la morte, come in seguito avvenne. Dio disse:

      «  Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'Albero della Vita, ne mangi e viva per sempre. »   (Genesi 3,22)

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       E' noto che l'Albero della Vita sia un adattamento ebraico di simboli già presenti presso i popoli antichi: in effetti, ritroviamo in Egitto il sicomoro sacro come pure il Djed, che giocano un ruolo importante nell'esoterismo egizio. Altri Alberi della Vita esistevano ad esempio nella tradizione mesopotamica di Elam con potenti risonanze cosmogoniche. Sotto nomi diversi una stessa percezione si è installata in differenti culture: l'Albero della Vita si chiama l'Aśvattha in India, l'Albero Bo o la ficus religiosa dei Buddhisti, il frassino Yggdrasil dei popoli nordici, l'Asherah originale degli Assiri, il Java-Aleim (Jahva Alhim declinato in ebraico nel seguito) della tradizione cabalistica caldea[1].
      Resta però il fatto che l'Albero della Vita cabalistico deriva sotto tutti gli aspetti dalla cosmologia ebraica e che i processi filologici, semantici e metafisici della sua elaborazione non dipendono affatto dalle tradizioni predette. L'essenziale della dottrina cabalistica afferente all'Albero Sefirotico è in effetti da ricercare nella letteratura midrashica, specialmente quella risalente alla fine del periodo del Secondo Tempio e riguardo alla quale lo Zohar propone una sintesi delle più complete.
      Conviene precisare che l'Albero sefirotico così come lo rappresenta la Cabala ebraica è apparso solamente nel III secolo della nostra era in seno alle scuole rabbiniche. Ed è più globalmente nel XIII secolo che si espande più in particolare in seno alle scuole del sud della Francia e della Spagna. Se le forme differiscono da una cultura a un'altra, il fondo, l'essenza resta la stessa e conviene, per essere rigorosi, osservare le appropriazioni esclusive di certi popoli nei confronti di principi spirituali che sono all'origine liberi e universali.
      Questo Albero della Vita può essere visto come la rappresentazione del processo di creazione che mette all'opera, tanto nel Macrocosmo che è l'Universo che nel Microcosmo che è l'Essere Umano, energie o potenze creatrici che emanano dal Creatore[2]. La mistica della Cabala utilizza l'Albero della Vita per tentare di distinguere l'Essenza Infinita (En Sof) di un Dio Unico e Creatore, nella maniera in cui egli ha creato a partire dal vuoto (ex nihilo) questo mondo finito (Sof) che è il nostro.
      Questo Albero della Vita è impiegato ugualmente nella magia ermetica. Il processo di formazione analizzato allora è quello dell'atto magico, e il ruolo specifico di una Sephira nell'atto magico considerato è attivato dall'invocazione della potenza attiva che è associata ad esso.
      Lo schema dell'Albero della Vita è formato da:

      • 4 mondi,
      • 10 centri energetici (o numerazioni chiamate Sephiroth),
      • 3 veli di esistenza negativa non manifestata,
      • 3 pilastri e 22 sentieri


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      Le dieci Sephiroth


      L'albero cabalistico delle dieci Sephiroth.
      Le dieci Sephiroth sono:[3]
      • Kèter, corona o diadema regale (centro della volontà creatrice, ispirazione dell'universo)
      • Chokhmàh, saggezza (inizio e fine di tutto, pensiero)
      • Binàh, comprensione, intelligenza (elaborazione e dunque matrice femminile dell'universo)
      • Dàat, conoscenza (grande biblioteca cosmica che racchiude tutte le memorie dell'universo): è la cosiddetta "sephirà nascosta" e normalmente non entra nel computo delle dieci
      • Chèssed, misericordia, grazia (centro dell'organizzazione e della concretizzazione, dell'abbondanza, del potere e dell'autonomia)
      • Ghevuràh, giustizia, potenza, rigore (dimora del "chirurgo celeste" che agisce perché le leggi cosmiche siano rispettate: si tratta del centro maschile dell'universo)
      • Tifèret, bellezza (legame tra i mondi dello spirito e le realtà materiali, questo centro impianta nell'uomo la coscienza)
      • Nèzakh, Vittoria, trionfo (centro della bellezza che ispira, della materializzazione dell'amore)
      • Hod, gloria, onore, eternità (centro che applica le leggi della sephirà di Binah a un livello vicino alla dimensione materiale: si tratta dello stadio finale dell'elaborazione del piano della vita)
      • Yessòd, fondamento (centro che produce la realtà materiale: trasmette le informazioni di provenienza della coscienza superiore di Tiferet verso il mondo fisico e viceversa)
      • Malkhùth, regno (centro che rappresenta la realtà fisica, associata al pianeta Terra).

      I tre pilastri

      Le Sephiroth sono spesso ripartite in tre colonne, o gimel kavim ("tre linee" in ebraico). Nelle cerimonie iniziatiche, i due pilastri esterni sono rappresentati dai due pilastri del Tempio di SalomoneBoaz ("la forza è in lui") (il bianco, a destra) e Jachin ("egli stabilisce") (il nero, a sinistra); l'iniziato essendo lui stesso un terzo pilastro della conoscenza, posto tra gli altri due.
      L'alternanza di destra / sinistra / centro ha dei paralleli in altri simbolismi:
      • Attività, Passività, Equilibrio.
      • Lo Yang, lo Yin, il Tao.
      • Il Padre, la Madre, e il Bambino.
      • La forza, la forma, la coscienza.
      Gli occultisti principianti si fermano spesso all'idea che la forza maschile è associata al pilastro della misericordia, e la forma femminile a quello del rigore. Si tratta di un errore di prospettiva. Vi è effettivamente un'inversione di polarità nell'apparenza delle due Sephiroth alla base dei pilastri, al livello psichico che percepisce innanzitutto il nuovo iniziato, quando non ha superato il secondo velo. Nezakh (bellezza e sentimento), base del pilastro della forza/maschile ha come immagine magica una bella giovane. Hod (conoscenza intellettuale) base del pilastro della forma/femminile ha come immagine magica quella di un giovane intellettuale. È nei domini superiori metafisici, che la natura maschile e femminile dei pilastri appare nettamente, con Binah (la cui immagine magica è una vecchia donna) e Khokhmah (la cui immagine magica è un gigante possente).

      Pilastro della misericordia

      La colonna di destra (in ebraico, kav yamin) è dominata da Khokhmah. È Jachin la bianca, il pilastro della forza, delle tendenze maschili. Le Sephiroth di questo pilastro (Khokhmah, Chessed, Nezakh) corrispondono a stati attivi.
      Questo pilastro è dominato dai principi attivi, di costruzione, di cinetica.
      Nella simbologia esoterica, la progressione lungo questo pilastro corrisponde alla magia baccanale dell'ebbrezza, quella dell'invocazione, dove la coscienza è modificata dalla messa in gioco delle emozioni.

      Pilastro del rigore

      La colonna di sinistra (in ebraico, kav smol) è dominata da Binah. È Boaz la nera, il pilastro della forma, degli aspetti femminili. Le Sephiroth di questo pilastro (Binah, Ghevurah, Hod) corrispondono a stati di struttura, passivi.
      Questo pilastro è dominato dalle simbologie passive di statica, di distruzione.
      Nella simbologia esoterica, la progressione lungo questo pilastro corrisponde al velo del mago, dell'occultismo, dell'evocazione. La coscienza è modificata dal rigore, dallo studio e dalla conoscenza.

      Pilastro della coscienza

      La colonna centrale è dominata da Keter, ed è chiamata il pilastro dell'equilibrio, o della coscienza. Le Sephiroth questo pilastro (Keter, Tiferet, Yessod e Malkhut) traducono un equilibrio tra forza e forma, maschio e femmina, azione e struttura: corrispondono a stati di coscienza equilibrata.
      La via di questo pilastro è soprannominata la via della freccia. È la via filosofica e mistica, che comincia con la devozione e finisce con la contemplazione.

      I tre veli

      L'Albero della Vita è tradizionalmente diviso in quattro sezioni, separate da tre veli orizzontali.
      • Il primo velo è quello dell'iniziazione. Esso forma il limite tra Malkhut e il resto dell'albero. L'iniziato che supera questo velo, all'inizio del suo lavoro, prende coscienza del mondo non materiale, e può cominciare a padroneggiare il dominio spirituale e mentale.
      • Il secondo velo è il Paroketh. Esso separa le tre Sephiroth del mondo psichico (YessodHodNezakh) da quelle dei domini superiori. L'iniziato che lo supera raggiunge la piccola illuminazione, la nascita di Tiferet, e prende coscienza della sua natura profonda.
      • Il terzo velo è quello della coscienza stessa. Esso attraversa Daat, la non Sephira della conoscenza, e separa le tre Sephiroth del mondo mistico (Tiferet, GhevurahChessed) dalle tre Sephiroth metafisiche (BinahKhokhmahKeter). L'iniziato che lo supera raggiunge la sua natura divina, ma perde la propria individualità: è il dominio dell'estasi mistica.
      Un quarto velo, il velo dell'esistenza, separa l'Albero della Vita stesso dal non creato primordiale, l'Ain Soph Aur. L'iniziato che lo supera raggiunge Dio, ma perde la sua esistenza (perché è scritto che nessuno può vedere Dio e vivere).

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      I quattro mondi

      Cinque Mondi
      nella Cabala
      Shiviti on vellumTetragrammaton.jpg

      L'Albero della Vita derivato dal Fiore della Vita.
      i 4 mondi sono:
      • Atziluth: l'Emanazione (gli archetipi, i concetti, la mente astratta),
      • Beri'ah: la Creazione (la mente concreta, le forme pensate),
      • Yetzirah: la Formazione (le emozioni, i sentimenti, l'astrale),
      • Asiyah: l'Azione (la cristallizzazione).
      Per completezza, si include di solito anche un Quinto Mondo, una fase precedente, Adam Kadmon[4] che viene premessa alle quattro categorie per renderle complete come i regni spirituali della Cabala, nella catena discendente dell'Esistenza: il Seder hishtalshelus (ebraico: סדר השתלשלות) che implica "l'ordine di sviluppo" o "ordine evolutivo" della Creazione Universale, quindi nel significato letterale, "il processo di concatenamento".
      La corrispondenza fra i quattro mondi e l'Albero della Vita si può fare seguendo vari sistemi.
      Una prima corrispondenza dà:
      • Atzilut corrisponde a Keter.
      • Beri'ah corrisponde a Khokhmah e Binah.
      • Yetzirah corrisponde alle sei Sephiroth successive.
      • Asyiah corrisponde a Malkhut.
      Una seconda corrispondenza, geometrica, s'interessa più delle interazioni tra Sephiroth, e tende a centrare ogni mondo su una delle Sephirot del pilastro centrale e sul passaggio di un velo. Questa corrispondenza si legge nei motivi circolari dell'Albero della Vita, e associa un mondo a ogni cerchio che serve a tracciare l'albero
      • Asyiah è centrato su Yessod, e si estende da Malkhut a Tiferet, includendo Hod e Nezakh, e attraversando il velo dell'iniziazione.
      • Yetzirah è centrato su Tiferet, e si estende da Yessod a Daat, attraversato dal Paroketh. Esso include dunque Chessed, Ghevurah, Nezakh e Hod, e raduna le sei Sephiroth associate allo Zoar Anpin (il piccolo volto, o Microprosopus).
      • Ber'iah è centrato su Daat, e si estende da Tiferet fino a Keter. Esso è attraversato dal velo della coscienza, e contiene Khokhmah, Binah, Chessed e Ghevurah.
      • Atzilut è centrato su Keter, e si estende da Daat fino ad Ain Soph Aur. Esso comprende Khokhmah e Binah, ed è interamente al di là dell'abisso formato dal Paroketh.
      Una terza corrispondenza è da avvicinare al detto "c'è un albero della vita in ciascuna Sephirot". Qui, ogni mondo è considerato come avente il proprio albero della vita; il Keter del mondo inferiore coincidendo con il Malkhut del mondo superiore. Così, nel processo di formazione, ogni mondo è descritto da un albero autonomo, attivato dal risultato del mondo superiore, e la cui produzione attiva a sua volta il mondo inferiore.
      La quarta corrispondenza è intermedia tra le due precedenti: la geometria circolare dell'albero è utilizzata, ma in mamiera tale che il Keter del mondo inferiore coincide con il Tiferet del mondo intermedio e il Malkhut del mondo superiore. In questa rappresentazione, ogni mondo è dunque dotato di un albero autonomo, la cui parte inferiore è parzialmente condivisa con il mondo inferiore, e la parte superiore con il mondo superiore.
      Quest'ultima corrispondenza identifica infine cinque sovrapposizioni diverse, che implicano ciascuna cinque Sephiroth da una parte e dall'altra di una frontiera. Questo doppio quintenario può così collegarsi alla teoria dei quattro elementi completati da un quinto elemento spirituale: ogni "mondo" descrive il passaggio da un elemento all'altro, la descrizione di questo passaggio facendosi essa stessa attraverso l'articolazione di cinque elementi a monte (oggettivi) e di cinque elementi a valle (soggettivi), corrispondendo l'insieme alle dieci Sephiroth. In questa visione, i quattro mondi corrispondono alle quattro transizioni da un elemento all'altro, ogni transizione essendo descritta da un albero che partecipa a sua volta alla tappa anteriore e a quella posteriore.

      La creazione

      Le 10 Sephiroth dell'Albero della Vita, da Keter a Malkhut, corrispondono a dieci tappe che compongono ogni processo di creazione cosciente.
      Ain Soph Aur: in principio, c'è «qualcosa» d'increato, d'infinito e di assolutamente indifferenziato. La cosa più semplice è di designare questo stato con «nulla», intendendosi che è al tempo stesso un vuoto assoluto (perché non contiene alcuna «cosa») e un principio saturo di potenzialità. All'avvio della creazione, di questo «nulla» emerge «qualcosa». Questa tappa primordiale è a volte designata con Tzimtzum: l'increato in parte si ritira, relativizza il suo assoluto, perché la creazione possa avere luogo. Il velo dell'esistenza è così superato.
      • Keter è il punto d'entrata attraverso il quale la creazione si manifesta nel mondo, attraverso un'insufflazione permanente di esistenza. In questa tappa, la creazione guadagna la sua capacità di essere.
      • Khokhmah è la tappa in cui si acquisisce l'impulso primordiale, il primum mobile, che spinge la creatura nell'esistenza. La creazione guadagna qui la sua forza fondamentale, il suo desiderio di divenire. Questa energia non è orientata né strutturata in questo stadio. Il suo desiderio di realizzarsi non può ancora compiersi, poiché essa non ha ancora per realizzarlo un limite tra «sé» e «non-sé», e neanche tra «prima» e «dopo»: è un'energia assoluta, ma ancora totalmente potenziale in questo stadio.
      • Binah dà alla creazione la sua capacità di essere strutturata. Ponendo la possibilità di un limite, Binah permette alla forza di realizzarsi in «qualcosa» di manifesto e di attivo.
      Daat corrisponde al superamento del secondo velo, quello dell'individualità. Il principio fecondante maschile di Khokhmah si unisce al principio femminile di Binah, per dare origine all'essere manifestato.
      • Chessed rappresenta la vocazione particolare della creatura che si è appena individualizzata. Questa forza individualizzata è il destino o l'ispirazione visionaria che dà un senso e un'identità profonda a tutta un'esistenza. In questo stadio, la creazione è dotata di un destino individualizzato. Chessed è colui che permette all'essere di acquisire la propria identità.
      • Ghevurah, sul pilastro della forma, rappresenta la qualità della permanenza: ogni essere tende a conservarsi. Per compiere qualcosa, occorre provocare cambiamento, e dunque far scomparire le forme che vi si oppongono; per restare sé stesso nel tempo, occorre preservare la propria identità profonda, e far scomparire ciò che la metterebbe in pericolo. Il «chirurgo celeste» taglia ciò che è necessario sacrificare per compiere il destino designato attraverso Chessed. Ghevurah è ciò che permette all'essere di mantenere la propria identità.
      • Tiferet realizza un equilibrio tra queste due logiche di creazione e distruzione, realizzandole fino al punto in cui è giusto e necessario. È il punto in cui la volontà di creare qualcosa di specifico diventa possibile. Tiferet è ciò che permette a un essere autonomo di essere effettivamente creato, dopo aver acquisito la sua identità e la sua capacità di conservarla.
      La creazione supera in seguito il terzo velo del Paroketh: la sua storia può cominciare a svolgersi.
      • Nezach, sul pilastro della forza, è il luogo delle tendenze fondamentali che strutturano l'attività di questa creatura: impulsi, voglie, sentimenti, sorgenti di energie diverse e differenziate. La comprensione di Nezach dà la chiave delle motivazioni dell'essere, di ciò che lo fa muovere.
      • Hod, sul pilastro della forma, è il luogo delle spiegazioni, la struttura di funzionamento, ciò che collega le cose le une alle altre. È il dominio della logica e della descrizione astratta, distaccata. La comprensione di Hod dà la chiave del funzionamento dell'essere, nella maniera in cui può agire e reagire per realizzare il suo destino.
      • Yessod, sul pilastro della coscienza, è l'ultima tappa prima della materializzazione. È il luogo dell'interfaccia tra la coscienza e il reale. La comprensione di Yessod permette di comprendere come la coscienza possa agire sul mondo reale (e inversamente, come il reale è percepito dalla coscienza).
      La creazione supera allora il terzo velo, quello dell'iniziazione, e può materializzarsi.
      • Malkhut è la maniera in cui la creazione è materializzata nel mondo; la tappa finale del «verbo che si fa carne». È qui che la creazione diventa oggettiva, tangibile e permanente.
      La descrizione della creazione attraverso le dieci Sephiroth si può applicare a qualsiasi creazione: realizzare un disegno, fare una passeggiata... è un esercizio richiesto ai cabalisti principianti di analizzare un'attività qualunque appoggiandosi a queste tappe.

      La salita delle sfere

      Nell'ordine inverso, le 10 Sephiroth dell'albero della Vita corrispondono a dieci tappe di purificazione spirituale, che l'iniziato percorre spiritualmente per passare dal mondo materiale all'unione con Dio:
      • Malkhut corrisponde a ciò che è puramente materiale e oggettivo in ciò che si sperimenta. La caratteristica del mondo materiale è di resistere al cambiamento, di essere permanente e di esistere indipendentemente da un osservatore.
      • Yessod è ciò che resta quando ci si libera della materia, e si prende coscienza del carattere non oggettivo delle nostre percezioni. Corrisponde all'esperienza del mondo come lo si immagina, in quanto è percepito da un osservatore. È il dominio del cambiamento e dell'apparenza.
      • Hod è ciò che resta quando ci si distacca dall'apparenza immediata del fenomeno, è il mondo della logica e del pensiero astratto. Corrisponde alla conoscenza, al ragionamento, alle spiegazioni.
      • Nezakh è ciò che resta quando si padroneggia e si elimina il commento verbale e la sua logica. È il mondo dell'emozione e della passione. È il dominio che fornisce la dinamica della nostra azione.
      • Tiferet è ciò che resta quando si elimina la spinta passionale, e la sua dinamica temporale. È il dominio della coscienza pura, ieratica. È il luogo in cui la bellezza dell'essere può essere contemplata in sé, perché esso si presenta integralmente, nell'eternità, con la sua logica raggiunta. «Io sono bella, o mortale, come un sogno di pietra» ; «io odio il movimento che separa le linee, e mai piango e mai rido.» Tiferet permette di contemplare tutto il suo essere, ma questa sua prima contemplazione fa prendere coscienza della sua imperfezione.
      • Ghevurah è ciò che si trova al di là della contemplazione introspettiva. È il dominio in cui si manifesta la disciplina necessaria a scartare ciò che è improprio, e mantenere l'essere nella sua purezza.
      • Chessed è ciò che resta quando si elimina il rigore intransigente necessario a Ghevurah. È il mondo della compassione, là dove può essere percepito il destino profondo dell'essere.
      • Binah è ciò che resta quando si può fare astrazione della giustificazione di Chessed. Non resta altro che la coscienza profonda della limitazione, di ciò che mette ostacoli, della separazione fondamentale che è la coscienza individuale quando essa si oppone al tutto.
      • Khokhmah è ciò che resta quando ogni differenziazione apportata da Binah è scomparsa: è l'azione pura.
      • Keter è l'ultima purificazione, quella in cui non sussiste altro che l'essenza in rapporto a sé stessa.
      In questo esercizio, occorre vedere bene che tutto ciò che è al di là di Nezakh è al di là della parole, dunque qualcosa d'indicibile, che può essere provato ma difficilmente espresso se non in un modo poetico. Allo stesso modo, stati che vanno al di là di Tiferet sono al di là della coscienza personale: essi possono dunque essere sperimentati solo attraverso i loro effetti sulla coscienza, ma non direttamente: il «dito del destino» che è Ghevurah agisce solo in maniera anonima.

      Concretamente, come si manifestano le Sephiroth nella vita di tutti i giorni?

      Secondo la Cabala, ciascuno ha in sé una percentuale di ogni Sephiroth. Ci sono Sephiroth che si annullano tra loro come il Khokhmah e il Binah e altri che si potenziano come il Ghevurah e il Keter. Questi principi sono il fondamento stesso della psicologia e della condizione umana.

      L'Albero della Vita: una realtà così immateriale e profonda

      Nella Cabala, la sfera rappresenta la possibilità di legame tra due elementi. La Terra (mondo in basso dei mortali) è collegata a una sfera celeste attraverso un canale. Questo canale è il legame tra il mondo spirituale (fonte di ogni elemento) e il mondo materiale (manifestazione).
      Attraverso questo canale, c'è un legame perpetuo. Come l'anima è collegata al corpo attraverso un canale, vi è chi dice che è un canapo d'argento che provoca scambi tra l'anima e il corpo, esempi di scambi molto rari: Yehida, essenza dell'anima, è il più alto scambio spirituale tra il corpo e l'anima divina (fonte di tutte le anime) attraverso l'anima monda, che utilizza il canale tra il mondo spirituale e il mondo materiale come pure quello tra l'anima e il corpo; viene in seguito il Rouah Hakodesh, vento di purezza che si manifesta attraverso una visione profonda sullo stato spirituale e fisico di un'altra persona o del mondo stesso, vale a dire la previsione degli eventi e come annullare i cattivi decreti (Pidyone Nefesh), come pure la maniera di riparare; il Rouah Shtout, vento di follia.
      Ma non bisogna prendere nulla in senso letterale, dunque non si deve immaginare una sfera nel cielo. È soltanto un simbolo che favorisce l'intelletto umano.


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      L'Albero della vita nel cristianesimo

      L'albero della vita appare, associato all'idea del Paradiso nell'Apocalisse:
      « Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio. »   (Apocalisse 2,7)
      E ancora nella descrizione della 'nuova Gerusalemme', simbolo del Paradiso:
      « E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trovava l'albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. »   (Apocalisse 22,2)
      « e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. »   (Apocalisse 22,19)
      Nella tradizione cristiana l'Albero della vita rappresenta simbolicamente la Croce di Cristo; ancora oggi nella liturgia dell'Esaltazione della Santa Croce, nella prefazio si dice:
      « Nell'albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell'uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita,
      e chi dell'albero traeva vittoria, dall'albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore. »
      Luigi Maria Grignion de Montfort nel Il segreto di Maria rappresenta la devozione religiosa come 'il vero Albero della Vita', da coltivare nel cuore per ottenere il frutto Gesù.

      L'albero della vita nel rastafarianesimo

      L'albero della vita nella House of Yahweh

      Note

      1. ^ Lorenzo Mazzoni. Kebra Nagast. La Bibbia segreta del Rastafari. (Roma, Coniglio editore, 2007).
      2. ^ The House of Yahweh, The Tree of Righteousness, su youtube.comURL consultato il 24/12/2014.

      Voci correlate