lunedì 29 agosto 2016

Il distributismo o distribuzionismo come ideologia politica e formula economica alternativa al dirigismo, al liberismo e all'assistenzialismo

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Il distributismo, noto anche come distribuzionismo, è una filosofia economica formulata da alcuni pensatori quali Gilbert Keith Chesterton, padre Vincent McNabb e Hilaire Belloc per applicare quei principi di dottrina sociale della Chiesa cattolica che affondano le proprie radici nell'esperienza benedettina (ora et labora) ed espressi modernamente nella dottrina di papa Leone XIII contenuta nell'enciclica Rerum Novarum[1] e ulteriormente sviluppati da papa Pio XI nell'enciclica Quadragesimo Anno[2]. Secondo il distributismo, la proprietà dei mezzi di produzione deve essere ripartita nel modo più ampio possibile fra la popolazione generale, piuttosto che essere centralizzata sotto il controllo dello stato (nel socialismo) o di pochi privati facoltosi (nel capitalismo). Una sintesi del distributismo si trova nel postulato di Chesterton «Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti».[3]
In sostanza, il distributismo si distingue per la sua idea di distribuzione dei beni e dei mezzi di sostentamento, prima fra tutti la proprietà della casa. Il distributismo sostiene che, mentre il socialismo non permette alle persone di possedere proprietà (che sono sotto il controllo dello stato o del comune), e il capitalismo permette a pochi di possedere (come inevitabile risultato di competizione meritocratica), il distributismo cerca di consentire che la maggior parte delle persone diventino i proprietari dei mezzi di produzione e della propria casa. Come Hilaire Belloc stabilì, lo "stato distributivo" (lo stato che ha attuato il distributismo) contiene "un agglomerato di famiglie di diversa ricchezza, ma di gran lunga il maggior numero di proprietari dei mezzi di produzione".[4] Questa più ampia distribuzione non si estende a tutti i beni, ma solo a mezzi di produzione e di lavoro, la proprietà che produce ricchezza, cioè, le cose necessarie per l'uomo per sopravvivere. Esso include terra, strumenti, ecc. Ma anche la casa, fondamentale per la vita stessa dell'uomo e della famiglia.[4]
Il distributismo è stato spesso descritto come una terza via alternativa a socialismo e capitalismo. Tuttavia, alcuni l'hanno visto più come un'aspirazione, visto che è stato realizzato con successo solo a breve termine e localmente a favore dei principi di sussidiarietàsolidarietà (questi raggiunti in cooperative locali finanziariamente indipendenti). Essi sostengono che in futuro il lavoro salariato sarà visto così come oggi viene visto lo schiavismo.

Sul distributismo sono stati rilevati anche influssi della dottrina politica di Giuseppe Mazzini:
« Non bisogna abolire la proprietà perché oggi è di pochi; bisogna aprire la via perché i molti possano acquistarla. »
(G. Mazzini, Doveri dell'uomo, capitolo XI)

Storia

L'articolazione delle idee distributiste era basato sugli insegnamenti papali del XIX e XX secolo, che inizia con papa Leone XIII Rerum Novarum. Nel 1930 negli Stati Uniti, in tempi di recessione e conseguente critica al capitalismo, il distributismo è stato trattato in numerosi saggi di Chesterton, Belloc e altri in L'America si modifica, pubblicato a cura di Seward Collins. Cardine tra Chesterton e Belloc le altre opere in materia che includono nel distributismo Lo Stato Servile[5] e Schema di Sanity[6].
Il pensiero distributista è stato successivamente adottato dal Movimento dei lavoratori cattolici, congiuntamente con il pensiero di Dorothy Day e Peter Maurin, nella loro localizzata e indipendente comunità. Ha anche influenzato il pensiero del Movimento di Antigone, che attuò cooperative e altre misure di aiuto agli operai disoccupati nel Canada. La sua attuazione pratica in loco sotto forma di cooperative è stato recentemente documentato da Race Mathews nel Il nostro lavoro.

Teoria economica

La proprietà privata

Con questo sistema, la maggior parte delle persone sarebbe in grado di guadagnarsi da vivere senza dover contare su l'uso della proprietà altrui. Esempi di persone che si guadagnano da vivere in questo modo sarebbe gli agricoltori che possiedono la loro terra e le relative macchine (oppure in consorzio con altri agricoltori); gli idraulici che possiedono i loro strumenti; gli sviluppatori di software che possiedono il loro computer, ecc. L'approccio "cooperativo" anticipa al di là di questa prospettiva di riconoscere che tali beni e le attrezzature possono essere "co-proprietà" di comunità locali più grandi di una famiglia, ad esempio, partner in un business oppure in un consorzio, pur sempre permanendo in una forma di indipendenza aziendale.

Corporazioni

Il tipo di ordine economico previsto dai primi pensatori distributisti comporterebbe il riferirsi a una sorta di sistema corporativo. Difatti l'attuale esistenza di sindacati non costituisce una realizzazione di questo aspetto del distributismo, perché i sindacati sono organizzati allo scopo di promuovere gli interessi di classe, mentre nelle corporazioni "classiche" sono mescolati datori di lavoro e lavoratori dipendenti, teoricamente collaborando per il reciproco vantaggio.

Banche

Il distributismo favorisce l'eliminazione dell'attuale sistema bancario, o in ogni caso, la sua rielaborazione. Ciò non ne comporta la nazionalizzazione, ma necessariamente la partecipazione alle necessità del governo, ad esempio tramite accordi fiscali finalizzati all'incentivazione della fiducia delle banche nei confronti dei creditori fruitori del "credito sociale" e dello sviluppo della fiscalità monetaria.

Teoria sociale

In breve

La teoria distributista concorda in parte con la scuola raffiana e geselliana mentre è in totale disaccordo con quella marxista. Secondo la teoria distributista il valore delle merci è si condizionato dalla quantità di moneta circolante, ma influenzato dalla sua distribuzione. Ovvero è consapevole che in un'economia di tipo liberalcapitalista siano le differenze a fare i prezzi e ad adeguare ogni valore alla sua possibilità di accesso a livello piramidale. Ma proprio sulla base di ciò sostiene che se la "piramide" venisse "spianata" varierebbe solo di poco il valore intrinseco iniziale e finale delle merci, in quanto non è il mercato il punto centrale, ma la produzione. Ovverosia il valore delle merci si adeguerebbe alle mutate condizioni della domanda-offerta. Questo non comporterebbe cambiamenti sostanziali nella produzione ed alla fine nemmeno nella distribuzione, ma comporterebbe una razionalizzazione del lavoro e del sistema sociale. In quanto i prodotti creati vanno comunque distribuiti, al prezzo adeguato alle richieste di mercato. Il punto focale quindi secondo i distributisti non è il mercato ed il valore nominale delle merci, bensì la loro produzione. Per questo motivo essi auspicano un sistema sociale che preveda il capovolgimento del concetto di lavoro come "valore mercantile" in quello di "merito". Nella pratica questo significa che nessuno dovrebbe più poter utilizzare un essere umano al pari di una "merce" dotata di relativo prezzo. Ognuno invece dovrebbe essere messo nella possibilità di far valere le sue capacità, nell' interesse personale e quindi solo indirettamente nell' interesse collettivo. Cose che, secondo i distributisti, oggi non è. Secondo essi odiernamente le gerarchie sociali non sono basate sul merito e sulle capacità ma sulla furbizia, sulla prevaricazione, e sui beni ereditati.
Nel capitalismo, un'entità produttiva è di proprietà di una persona o di una società di persone anche estranee alla produzione, mentre la produzione è affidata a lavoratori dipendenti. Nel comunismo, la proprietà è sostituita "dallo Stato" e viene gestita tramiteburocrati di nomina politica. Il distributismo a differenza della collettivizzazione comunista, non prevede l'attuazione dei propri contenuti dottrinali mediante un esproprio, ma mediante una proibizione legislativa del lavoro salariato e la concessione di un credito. In modo che il padrone sia costretto di propria volontà a svendere ai propri dipendenti quote di partecipazioni, mantenendo per egli stesso una quota uguale a quella degli oramai ex-dipendenti. Per poter permettere ai dipendenti di raggiungere una cifra che accontenti entrambe le parti verrebbe emesso dallo Stato un "credito sociale" che potrà essere restituito nel corso della vita. La gerarchia e la divisione dei guadagni delle aziende verrebbe decisa elettoralmente da tutti i partecipanti all'azienda, nello stile del corporativismo e in un'ottica di meritocrazia. Il distributismo auspica possibilmente il frazionamento in tante piccole società, eventualmente consorziate in grandi aziende e riunite in corporazioni secondo specializzazione: alla fine del ciclo scolastico, alla persona che entra nel mondo del lavoro viene offerto dalle banche convenzionate allo scopo con lo Stato, un credito sociale col quale la persona potrà avviare oppure rilevare un'attività o una quota in una società da un pensionando. Tale credito potrà essere restituito nel corso della vita venendo in pratica a sostituire il pagamento delle tasse (abolite e sostituite dal sistema "credito sociale-assicurativo"). Alla fine della vita lavorativa questa persona cederà la sua attività o quota a un nuovo entrato nel mondo del lavoro, ricevendo il pagamento, da utilizzarsi come fondo pensione. Come il capitalismo, la teoria del credito sociale prevede il diritto alla proprietà privata, la libertà d' iniziativa economica, il rispetto della legge della "domanda-offerta" e della libera concorrenza.
Tutto questo vale anche per i dipendenti dello Stato, che andranno a formare Società private le quali riceveranno gli incarichi statali dalle corporazioni e dai comuni sul modello della gara d' appalto.

La famiglia

Il distributismo vede la famiglia come la principale unità sociale di ordine umano e la principale unità di un funzionamento distributista. Questa unità è anche la base di una famiglia estesa multi-generazionale, che è incorporato in socialmente e geneticamente intercorrelati tra le comunità, le nazioni, ecc, e, in ultima analisi l'intera stirpe. Il sistema economico di una società dovrebbe pertanto essere concentrato soprattutto sulla fioritura di un nucleo familiare, ma non in isolamento: a livello appropriato del contesto familiare, come è destinato in linea di principio di sussidiarietà. Il distributismo riflette questa dottrina la maggior parte evidentemente di promuovere la famiglia, piuttosto che i singoli, parimenti al proprietario, cioè, il distributismo mira a garantire che la maggior parte delle famiglie, piuttosto che la maggior parte delle persone, saranno i proprietari di immobili produttivi e abitativi. La famiglia è, quindi, di vitale importanza per il nucleo stesso del distributismo.

Sussidiarietà

Il distributismo pone grande enfasi sul principio di sussidiarietà. Questo principio che non vale più per grandi unità (se sociale, economico, o politico) dovrebbe svolgere una funzione che può essere effettuato mediante unità più piccole. Papa Pio XI, scrisse inQuadragesimo anno: «Noto come è sbagliato a ritirarsi dal individualismo e di impegnarsi per la comunità in generale, ciò che le imprese private e l'industria sono in grado di realizzare, così, troppo è un'ingiustizia, un grave male e una perturbazione di ordine giusto che una più grande e più alto livello di organizzazione arroghi a sé funzioni che possono essere eseguiti in modo efficiente anche da organismi di piccole dimensioni reciprocamente». Quindi, qualsiasi attività di produzione (che secondo il distributismo svolge ad essere la parte più importante di qualsiasi economia) dovrebbe essere svolta dalla più piccola unità possibile. Questo aiuta a provare il fatto che secondo cui unità più piccole, delle famiglie, se possibile, dovrebbe essere il controllo dei mezzi di produzione, piuttosto che le grandi unità tipica delle economie moderne. Ovverosia in una grande fabbrica i vari reparti dovrebbero si lavorare in consorzio, ma essere ognuno una piccola azienda a se stante. In questo modo si responsabilizza maggiormente i suoi possessori-lavoratori.
Papa Pio XI ha inoltre affermato, ancora una volta nel Quadragesimo anno, «ogni attività sociale dovrebbe della sua stessa natura a fornire aiuto ai membri del corpo sociale, e non distruggere e assorbirlo». Per evitare grandi organizzazioni private dominanti il corpo politico, il distributismo applica questo principio di sussidiarietà economico e sociale e di azione politica tramite una regolamentazione fiscale tesa a favorire le aziende con numero basso di persone.

Società di artigiani

Il distributismo promuove una società di artigiani e della cultura. Questo è influenzato da un accento sulle piccole imprese, la promozione della cultura locale, e favorendo la nascita di piccole imprese anche nella produzione di massa. Una società di artigiani promuove nell'ideale di distributismo l'unificazione del capitale, della proprietà, e la produzione piuttosto che ciò che il distributismo vede come un'alienazione dell'uomo causata dal lavoro.

Sicurezza sociale

Il distributismo è contrario agli enti di sicurezza sociale, sulla base del fatto che essi alienano ulteriormente l'uomo, facendo di lui una dipendenza rispetto allo Stato. Il distributismo come Dorothy Day non crede nel sistema statale di sicurezza sociale fin da quando è stato introdotto dal governo degli Stati Uniti. Questo rifiuto di questo nuovo programma è stato a causa della diretta influenza delle idee di Hilaire Belloc sul distributismo americano. Questo in quanto in un sistema sociale distributista le differenze economiche tra persone sarebbero notevolmente appianate rispetto ad oggi, e quindi ad ognuno sarebbe semplice l'accesso a proprie spese ai sistemi privati di sicurezza sociale e sanitaria tramite assicurazioni private per le spese maggiori, e di tasca propria per le minori, e tramite il risparmio per il fondo pensionistico (il quale sarebbe rimpinguato dalla refusione del credito sociale al pari di una liquidazione).

Teoria geopolitica

Ordine politico

Il distributismo teoricamente non favorisce un sistema politico su un altro, può andare da democrazia a monarchia. Tuttavia come è comprensibile, i poteri forti che caratterizzano i sistemi politici ottocenteschi sono avversi al distributismo, e quindi è assai difficile immaginare applicato il distributismo in un sistema democratico, oppure liberale, oppure monarchico. Il distributismo però non supporta gli ordini politici caratterizzati da individualismo o statalismo quali il capitalismo e il comunismo. Il distributismo non supporta nemmeno l'anarchismo, ma alcuni distributisti, ad esempio Dorothy Day, sono stati anche anarchici. In quanto secondo essi l'anarchia è la base ideale del liberalcapitalismo inteso come consuetudine antropologica.

I partiti politici

Il distributismo non prevede la regolamentazione della vita politica tramite partiti politici, ma solo tramite le Corporazioni nell'elezione piramidale di uomini capaci conosciuti di persona via via ai livelli maggiori, determinando che ad ogni elezione i votanti siano fino ad un certo numero e non oltre. Ossia i lavoratori votano il loro rappresentante; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre aziende della sua corporazione della sua città per il rappresentante cittadino; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre città della sua corporazione per il rappresentante provinciale; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre provincie della sua corporazione per il rappresentante regionale; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre regioni della sua corporazione per il rappresentante statale (deputato, presidente, ministro, ecc); anche ruoli intermedi (questore, prefetto, regioni, province, ministeri, ecc) vengono aboliti e sostituiti dalle corporazioni.

Guerra

Il distributismo è solito utilizzare la pragmatica per determinare se una guerra deve essere combattuta o meno. Ogni opinione è personale. Sia Chesterton che Belloc si opposero all'imperialismo britannico, in generale, così come specificamente contro le guerre boere, ma sostennero il coinvolgimento britannico nella prima guerra mondialeNella seconda guerra mondiale, invece, i distributisti furono tendenzialmente neutrali oppure favorevoli all'Asse non potendo idealisticamente schierarsi con il capitalismo e il comunismo degli Alleati.

Influenza

E.F. Schumacher

Il distributismo è conosciuto per aver avuto un influsso sull'economista Ernst Friedrich Schumacher, un convertito al cattolicesimo.

La corporazione cooperativa Mondragón

La corporazione cooperativa Mondragón è nata nei Paesi Baschi, il paese situato fra Spagna e Francia, per opera di un sacerdote cattolico, Padre José María Arizmendiarrieta, che sembra essere stata influenzato dallo stesso cattolicesimo sociale ed economico che ha ispirato le teorie di Belloc, Chesterton, McNabb e degli altri fondatori del distributismo. La cooperativa, tuttavia, può essere considerata "distributista" solo in quanto valorizzatrice dell'ideale di maggior distribuzione possibile dei mezzi di produzione, mentre alcune delle sue strategie più internazionali e capitalistiche sembrano lontane da un vero distributismo.

La Gilda di San Giuseppe e San Domenico

Le idee distributiste sono state messe in pratica dalla Gilda di San Giuseppe e San Domenico, un gruppo di artisti e artigiani che fondò una comunità a Ditchling, nel Sussex, in Inghilterra nel 1920, con il motto Ricca di Uomini virtù studiare la bellezza vivere in pace nelle loro case. La Gilda ha cercato di ricreare uno stile di vita medievale idealizzato nel pauperismo, secondo le modalità delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri; è sopravvissuta fino al 1989.

Controversie

Il legame con i Fascismi

Il distributismo è stato oggetto di polemiche nella seconda metà del '900 a causa delle comunanze di alcune associazioni distributiste con gruppi o movimenti fascisti. Ciò comprende gruppi come ad esempio l'Unione Britannica dei Fascisti e il Partito Nazionale Sociale Cristiano, i quali sostengono le opinioni distributiste[7]. I sostenitori del nazional-anarchismo anch' essi favorevoli al distributismo, come Troy Southgate indicando il suo impegno per l'idea[8]. Va inoltre osservato che, dal momento che i distributisti sono in prevalenza di orientamento cattolico, vi è generalmente un rifiuto delle tesi anarchiche in osservanza del Magistero politico della Chiesa.
Molte tracce portano le radici al fascismo o viceversa, e si può vedere il distributismo come una versione di corporativismo[9]. Colui il quale concorse a traghettare il distributismo al fascismo fu il poeta statunitense Ezra Pound. Ci sono molte analogie tra i due sistemi, notevoli parallelismi tra la socializzazione delle aziende e imprese e il distributismo. Oltretutto per esclusione le uniche comunanze sono tra questi sistemi, visto che il distributismo rifiuta sia il comunismo che il capitalismo. Ma ci sono differenze tra le due filosofie, in particolare il fascismo era permissivo verso le grandi imprese e quelle statali.

Note

  1. ^ Pope Leo XIII, Rerum novarum, 1891.
  2. ^ Pope Pius XI, va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_en.html Quadragesimo anno, 1931
  3. ^ G.K. Chesterton, "The Uses of Diversity", 1921.
  4. ^ a b Hilaire Belloc,The Servile State, 1913
  5. ^ Hilaire Belloc,Lo Stato Servile, la libertà Fondo, pubblicato originariamente 1913
  6. ^ G. K. Chesterton, Lo schema di Sanity, IHS Press, 2002, pubblicato originariamente 1927
  7. ^ N. Griffin, 'avanti per le buone',identità, n. 21, giugno 2002, pag 7
  8. ^ rosenoire.org - rosenoire Resources and Information. This website is for sale!
  9. ^ David Baker, "L'economia politica del fascismo: mito o realtà e mito o realtà?" Nuova Economia Politica, Volume 11, Issue 2 giugno 2006, pagine 227 - 250
  10. Distributism by Anthony Cooney. ISBN 0-9535077-2-6.
  11. Distributism by S Sagar. ISBN 0-905109-20-1
  12. Shaw V. Chesterton: a Debate between George Bernard Shaw and G. K. Chesterton. ISBN 0-9679707-7-6Etext

Autori di riferimento

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Dal forum di Termometro Politico
  1. Qui sotto una legenda coi nomi e le date, per comprendere il significato dello schema, con anche descritte le fusioni, scissioni, e le coalizioni.

    Sono omessi partiti tematici (ad esempio la Lega Nord, anche se, potrebbe pur venire posta nello spazio 27), non inquadrabili in un preciso spazio ideologico, vari piccoli partiti tematici e di categoria, privi di ideologie definite, allineati alla Costituzione Repubblicana ed a qualunque linea governativa si prospettasse loro, "politicamente corretti", spesso populisti:
    liste civiche, cacciatori, consumatori, pensionati, casalinghe, prostitute, automobilisti, fumatori, federalisti, autonomisti, localisti, anti-scorporisti, ecc. I vari "verdi", nonostante dovrebbero essere partiti tematici, propugnano uno schieramento ideologico ben definito, e quindi possono venire inseriti in tale spazio. Nonostante alcuni dei partiti inseriti siano stati in apparenza del tutto irrilevanti nella scena politica, è importante metterli per motivi indicativi; ad esempio il movimento "Comunità" (9) di Adriano Olivetti, il cui inserimento mostra dove stessero gli industriali "illuminati" "alla De Benedetti" (il "medio-progressista" mega-direttore fantozziano) contrapposti a quelli conservatori "alla Agnelli" ("Pace e Libertà", 36).


    Per i partiti meno conosciuti viene riportato anche un riassunto ideologico, per quelli più conosciuti vengono riportate solo le vicissitudini concernenti lo schema.

    DC - Democrazia Cristiana (1942-1994)
    Diviso in 4 grandi correnti ognuna partente concentricamente verso le 4 grandi ideologie. Dal 1942 al 2 giugno 1946 (referendum istituzionale) va posizionata nell'area 6, essendo il centro del cerchio ("il potere") occupato dalla monarchia.

    PCI - Partito Comunista Italiano (1921-1991)
    Nel 1948 il PCI si presentò alle elezioni in comune col PSI ("Fronte Popolare"); fino al 1956 visse il patto d'unità d'azione tra il PCI e il PSI. Nel 1972 il PSIUP (scisso nel 1964 dal PSI) confluì nel PCI. Nel 1969 vi fu l'espulsione dal PCI della corrente "Il Manifesto" (17), poi rientrata nel 1984 come "PdUP per il comunismo". Sempre dal 1968-1969 vi fu un pullulare di gruppi che andarono ad occupare l'area all'estrema sinistra. In particolare uscirono dal PCI i trozkisti dei "Gruppi Comunisti Rivoluzionari" (12 + 13). Da notare che quella che veniva comunemente definita la "destra" del PCI (Napolitano, Amendola), nello schema è la parte che degrada verso l'alto; la sinistra (Ingrao, Cossutta) sta nel mezzo; il pragmatismo (Togliatti, Berlinguer) più in basso.

    PSI - Partito Socialista Italiano (1892-1994)
    Nel 1943 si fonde con il "Movimento di Unità Proletaria per la Repubblica Socialista" (20) ed "Unione Popolare Italiana" (non presente nello schema in quanto tematica: italiani emigranti all'estero). La fusione portò alla costituzione del "Partito Socialista di Unità Proletaria" (PSIUP, da non confondersi col PSIUP dello schema, esistito tra il 1964-1972). Nel 1948 il PSI si presentò alle elezioni in comune col PCI ("Fronte Popolare"); per questo proposito nel 1947 si scinde l'ala destra "autonomista" a formare il "Partito Socialista dei Lavoratori Italiani" (PSLI, poi PSDI); per evitare il furto del nome, la sigla del partito torna a PSI. Nel 1948 si scinde un ulteriore ala destra come "Unione dei Socialisti" (7) che parteciperà alle elezioni di quell'anno nella coalizione "Unità Socialista" col PSLI, confluendo in questo l'anno dopo. Nel 1949 un altra corrente della destra del PSI, "Movimento Socialista Autonomista" (43), si scinde per unirsi poco dopo all'ala sinistra del PSLI (44) a sua volta uscita da detto partito, dando vita a una nuova formazione che prenderà il nome di "Partito Socialista Unitario", poi (1951) confluito nel PSLI a formare il "Partito Socialista Democratico Italiano". Fino al 1956 visse il patto d'unità d'azione tra il PCI e il PSI; a partire da quell'anno inizia la marcia verso il "centro". Nel 1957 "Unità Popolare" (7 + 40 + GL, composta in gran parte dagli ex scissionisti di "Unione dei Socialisti") confluisce nel PSI. Nel 1966 il PSI ed il PSDI, dopo tre anni di comune presenza all'interno dei governi di centro-sinistra, decidono di riunificarsi nel "Partito Socialista Unificato" (non presente nello schema, lo si ottiene unendo PSI e PSDI e relative altre aggiunte). Nel 1968 si ridivideranno tornando ai rispettivi PSI e PSDI (ma quest'ultimo userà il nome "Unificato" fino al 1969, e poi "Partito Socialista Unitario" fino al 1971). Nel 1976 la guida del PSI passa dagli autonomisti ai riformisti. Nello schema la divisione tra "riformisti" (in basso) e "autonomisti" (in alto) viene illustrata da una riga grigia tratteggiata; i "frontisti" invece possono essere identificati interamente nell'area del PSIUP dello schema, quindi esistiti nel PSI solo fino al 1964. In origine, "frontisti" e "autonomisti" formavano uno schieramento unico contrapposto ai "riformisti": i "massimalisti", poi col tempo divaricatosi sempre più fino a scomparire.

    UPI - Unione Popolare Italiana
    Italiani emigranti all'estero, tematico, non inquadrabile nello schema.

    PLI - Partito Liberale Italiano (1922-1926, 1943-1994)
    Erede del PLI pre-fascista, ebbe diverse coalizioni e scissioni. Nonostante sia chiaramente equidistante dal fascismo tanto quanto qualunque altro partito dell'arco costituzionale, nei fuorvianti schemi classici "destra-sinistra" viene necessariamente accostato al fascismo, provocando nei liberali la costante preoccupazione a puntualizzare sdegnatamente il distinguo, a fronte delle insinuazioni altrui. Appare perfino paradossale alla luce del fatto che anche in uno schema "destra-sinistra" il PLI andrebbe comunque posizionato non a sinistra dell'MSI, ma alla sua destra! Incomprensibile appare poi come oggetto di tali insinuazioni non fosse a maggior ragione il Partito Radicale, cioè la sinistra del PLI.
    Coalizioni:
    Unione Democratica Nazionale (1946), con:
    "Democrazia del Lavoro" (9)
    "Unione Nazionale per la Ricostruzione" (39)
    "Alleanza Democratica della Libertà" (5)
    Blocco Nazionale (1948), con:
    "Fronte dell'Uomo Qualunque" (UQ)
    "Unione per la Ricostruzione Nazionale" (39)
    Scissioni:
    "Movimento Liberale Indipendente" (24, + PR), 1948, riassorbito nel 1951.
    "Alleanza Democratica Nazionale" (39), 1953, riassorbita nello stesso anno
    "Partito Radicale" (PR), 1955
    Assorbimenti:
    "Unione Nazionale per la Ricostruzione" (39), 1953, assorbita in parte direttamente dal PLI e in parte tramite "Alleanza Democratica Nazionale" nella quale l'UNR parzialmente evolse.


    PR - Partito Radicale (1955-oggi)
    Scissione della sinistra del PLI, alla quale aderiscono alcuni ex-PdAz; nel 1957 vi affluisce l'ala destra di UP (7 + 40 + GL). Nel 1989 alcuni radicali escono per fondare i "Verdi Arcobaleno" (2) assieme a DP. Alle elezioni del 1958 fece liste comuni col PRI.

    PRI - Partito Repubblicano Italiano (1895-oggi)
    Ebbe la scissione di:
    "Unione di Rinascita Repubblicana" (40), 1953, costituita dall'ala sinistra, contraria alla posizione favorevole del PRI riguardo la legge elettorale maggioritaria; nel 1957 con UP (7 + 40 + GL) confluisce nel PSI.
    "Unione Democratica per la Nuova Repubblica" (23), 1964, fino al 1968, costituita dall'ala destra, contraria alla politica di centro-sinistra del PRI; gli scissionisti saranno riaccolti nel PRI solo nel 1979.
    Assorbì:
    "Concentrazione Democratica Repubblicana" (40), 1946, in seguito ad una scissione dal "Partito d'Azione" (PdAz).
    Alle elezioni del 1958 fece liste comuni col PR.

    UQ - Fronte dell'Uomo Qualunque (1944-1949) / Maggioranza Silenziosa (1971-1973)
    Nel 1948 si presentò in coalizione "Blocco Nazionale" con PLI e "Unione per la Ricostruzione Nazionale" (39). L'area ideale rappresentata da UQ è stata dagli anni seguenti alla scomparsa del partito, quella a cui i partiti circostanti attingevano l'elettorato qualunquista (soprattutto la DC, "turandosi il naso"), nonchè il centro del torbido e da cui scaturirà poi la "Maggioranza Silenziosa" (1971-1973), in quel connubio di timido golpismo "democratico-liberale" ruotante attorno a quest'area, di gruppi loschi come "Pace e Libertà / Comitati di Resistenza Democratica" (36), "Unione Democratica per la Nuova Repubblica" (23), sindacati gialli, uomini facenti parte dei vari apparati tipo "Gladio", "Rosa dei venti", ecc, e gruppi chiaramente terroristici come il "Movimento di Azione Rivoluzionaria", ed i vari beceri che stanno al numero 27. La "Maggioranza Silenziosa" rimase vittima dell'offensiva scatenata dallo stato contro la destra nel 1973-1974.

    PdAz - Partito d'Azione (1942-1947)
    Pomposo partito originariamente pressochè vuoto di "pars costruens" (solo per avversione al fascismo ha poi mutuato propositi ideologici non opposti, ma concorrenziali ad esso), e per questo destinato alla scomparsa elettorale; sedicente "illuminista", "umanista", repubblicano, laico, social-democratico, "medio-progressista", che come primario punto fermo aveva un pregiudiziale feroce antifascismo. Prima di sciogliersi ebbe la scissione di "Concentrazione Democratica Repubblicana" (40), 1946, poi confluita nel PRI. Dalla sua scomparsa usufruirono il PSI (da cui poi il PSLI e il PSIUP), il PRI, il PLI (da cui poi il PR), e in parte il PCI. Può essere considerato il partito più infestante, per decenni gli "ex azionisti" hanno continuato a girovagare per i partiti circostanti e per ogni ambito di potere grazie alla loro "patente" di fanatici antifascisti.

    PSIUP - Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (1964-1972)
    Da non confondersi col nome assunto dal PSI tra il 1943 e il 1947. Sorto dalla scissione dell'ala sinistra del PSI contraria al centro-sinistra e all'unificazione col PSDI. Nel 1972 confluisce nel PCI, mentre la sua ala sinistra fonderà il "Nuovo PSIUP" (16), subito fusosi con l'ala sinistra del "Movimento Politico dei Lavoratori" (costituitasi precedentemente in "Alternativa Socialista", 11) a formare il "Partito di Unità Proletaria" (16 + 11).

    PSDI - Partito Socialista Democratico Italiano / Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (1947/1951-oggi)
    Definito dall'unificazione nel 1951 delle varie scissioni che dal 1947 avevano travagliato l'ala autonomista del PSI (il "Partito Socialista dei Lavoratori Italiani" nel 1949 aveva assorbito l'"Unione dei Socialisti", 7), mutò il nome definitivo nel 1952 a seguito della fusione del 1951 tra PSLI e PSU. Tra il 1966 e il 1968 si unificò al PSI, creando con ciò il "Partito Socialista Unificato" (non presente nello schema, lo si ottiene unendo PSDI e PSI + 7 + 40 + GL). Nel 1968 si ridivideranno tornando ai rispettivi PSI e PSDI (ma il PSDI userà il nome "Unificato" fino al 1969, e poi "Partito Socialista Unitario" fino al 1971). Nel 1966 l'ala destra in contrasto con il progetto unitario, fondò il movimento "Socialdemocrazia" (19).
    Ebbe una coalizione: "Unità Socialista", costituitasi in occasione delle elezioni politiche del 1948 a seguito dell'accordo tra il PSLI e l'"Unione dei Socialisti" (7); l'"Unione dei Socialisti" era nata nello stesso anno come scissione dal PSI; nel 1949 si fuse nel PSLI.

    GL - Giustizia e Libertà (1953)
    Da non confondersi con l'omonimo movimento preesistito. Formazione politica costituita nel 1953 riprendendo il nome dell’omonimo movimento antifascista. Nello stesso anno entra in "Unità Popolare" (7 + 40 + GL). Nel 1957 con UP confluisce nel PSI.

    UP (7 + 40 + GL) - Unità Popolare (1953-1957)
    Unità Popolare fu fondato nel 1953 dalla confluenza di tre distinti soggetti politici:
    Autonomia Socialista (7), costituita nel 1953 su iniziativa di un gruppo di dissidenti di sinistra del PSDI;
    Unione di Rinascita Repubblicana (40), costituita nel 1953 da un gruppo di dissidenti di sinistra del Partito Repubblicano Italiano (PRI);
    Giustizia e Libertà (GL), una formazione politica costituita nel 1953 riprendendo il nome dell’omonimo movimento antifascista.
    Le prime due formazioni si erano opposte alla linea ufficiale dei rispettivi partiti favorevole all'adozione della nuova legge elettorale maggioritaria.
    Unità Popolare ebbe pure il sostegno del "Movimento Comunità" (9).
    Nel 1956 l'ala destra esce per aderire al neonato PR. Anche "Movimento Comunità" lasciò UP, per presentarsi da solo alle elezioni amministrative del 1956. In tali consultazioni, UP strinse un primo accordo con il PSI. Nel 1957 si scioglie entrando nel PSI, mentre alcuni aderiscono al PR (al seguito di altri affluitivi già l'anno precedente).

    PNM / PDI - Partito Nazionale Monarchico / Partito Democratico Italiano (1944-1972)
    Il PDI, come da miglior tradizione pre-fascista, vide la confluenza di svariati movimenti politici dai bei nomi:
    "Centro della Democrazia Italiana"
    "Partito d'Unione"
    "Partito Sociale Democratico"
    "Partito d'Unione Democratica"
    "Movimento di Rinnovazione Democratica"
    "Partito Progressista Italiano"
    Nel 1946 il PDI partecipò alle elezioni per l'assemblea costituente nell'ambito della coalizione "Blocco Nazionale della Libertà" assieme a "Concentrazione Nazionale Democratica Liberale" e "Centro Democratico" (non presenti nello schema, totalmente insondabili pur all'interno dell'area PDI, certamente anch'essi risultato della confluenza di svariati movimenti politici dai bei nomi). Nello stesso anno il PDI si sciolse e i suoi esponenti confluiscono chi nel sopravvissuto PLI e chi nel nuovo "Partito Nazionale Monarchico"; alcuni nell'UQ. Dopo la proclamazione della Repubblica il PDI funge difatti da nucleo del nuovo PNM (in precedenza non avrebbe avuto senso l'esistenza di "un partito monarchico"). Tra 1954 e 1959 ebbe la scissione dell'ala sinistra ("Partito Monarchico Popolare"), ricucita come "Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica". Si scioglie nell'MSI nel 1972 formando il MSI-DN.

    PMP - Partito Monarchico Popolare (1954-1959)
    Ala sinistra scissasi dal PNM per allearsi con la DC anzichè con il MSI prima e il "Movimento Nazionale Italiano" (vedi DN; scissosi dal MSI) poi. Il suo ritorno determinò la formazione del "Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica".

    MSI - Movimento Sociale Italiano (1947-1995)
    Travagliato da scissioni parlamentari e non: nel 1952 dell'ala sinistra come "Raggruppamento Sociale Repubblicano" (33), a cui seguì nel 1957 il "Partito Nazionale del Lavoro" (sempre 33, nel quale confluì pure il RSR). Nel 1956 si ebbe la scissione della corrente "spiritualista" ("Ordine Nuovo", ON) che seguiva i dettami di Evola (astensionismo totale dalla vita politica nazionale), a fronte di una politica accomodante di inserimento nella vita politica nazionale intrapresa dal MSI; nel 1969 i vertici di ON (che aveva a sua volta subito la scissione di Avanguardia Nazionale nel 1959) rientrano nel MSI (nel frattempo entrambi i gruppi avevano cambiato rotta, venendosi incontro a vicenda). Ulteriore scissione, nel 1967, quella del "Fronte Nazionale", piccola componente golpista dell'MSI. Nel 1975 fu creata da Almirante la Costituente di destra per la libertà, cui aderirono in funzione anticomunista personalità antifasciste, come l'ex deputato DC Enzo Giacchero, che fu il presidente, che era stato comandante partigiano e l'ex parlamentare DC Agostino Greggi, che ne fu segretario. Nasce a destra la scissione, nel 1957, in polemica con la dirigenza accusata di immobilismo, del "Movimento Nazionale Italiano" (vedi DN), con il proposito di costruire la "grande destra", insieme ai monarchici. Dal 1972 tale progetto prende corpo con l'aggiunta della dicitura "Destra Nazionale" nel nome, avendo il MSI assorbito il PNM / PDIUM, ma fallita nel 1976 con la scissione della componente monarchica e liberale a formare "Democrazia Nazionale" (DN). Ebbe poi la scissione nel 1991 del "Movimento Fascismo e Libertà" in contrasto con la politica moderata del nuovo segretario Fini.

    DN - Democrazia Nazionale (1976-1979) / Movimento Nazionale Italiano (1957-1959)
    DN scissione dal MSI-DN dell'ala liberale-monarchica dopo il fallimento del progetto MSI-DN. Confluì nella DC sotto l'egida pragmatica andreottiana.
    MNI scissione dal MSI nel 1957, con il proposito di costruire la "grande destra" insieme ai monarchici.

    ON - Ordine Nuovo (1956/1969-1973)
    Scissione dal MSI in contrarietà alla politica accomodante di inserimento del partito nella vita politica nazionale come destra istituzionale, dopo fratture createsi già nel 1954 tra la dirigenza e la corrente "spiritualista", intendendo non immischiarsi nella vita politica nazionale ma anzi spingendo per l'astensionismo totale. Tale prassi fu anche sfruttata dagli organismi statali per "normalizzare" le tendenze rivoluzionarie, nota come "Operazione Evola". Nel 1969 in seguito al rientro dei vertici nel MSI (nel frattempo entrambi i gruppi avevano cambiato rotta, venendosi incontro a vicenda), alcuni aderenti lo rifonderanno tale e quale come "Movimento Politico Ordine Nuovo" continuando così la sua presenza. Disciolto per legge, i suoi aderenti saranno allo sbando per un breve periodo. Nel 1959 ebbe la scissione di "Avanguardia Nazionale".

    FN - Fronte Nazionale (1967-1970)
    Scissione dell'ala golpista del MSI, a cui affluirono anche aderenti da altri gruppi considerati (erroneamente e tardivamente) in declino (ON, AN). Tuttavia il suo vero scopo di esistenza era catalizzare attorno a se tutti i movimenti golpisti per fungerne da dirigenza, tanto che fino al 1969 non raccolse iscrizioni ma solo organizzò strumentalmente gerarchie per lo stato del dopo-golpe. Difatti spesso i suoi pochi iscritti avevano la "doppia tessera". Spesso in unione con "Avanguardia Nazionale" (che può essere identificata in tal caso come la "manovalanza" del FN), si distinse per l'appoggio dato al "Comitato d'azione per Reggio Capoluogo" nel 1970 e per analoghe attività nel meridione, nonchè per il golpe Borghese; si sciolse in seguito al fallimento del tentato golpe per dirigere il quale era nato.

    AN - Avanguardia Nazionale (1959/1960-76)
    Scissione dal centro studi "Ordine Nuovo" inizialmente come "Gruppi Armati Rivoluzionari", conducendo una campagna per l'astensionismo di massa, in polemica con la dirigenza che non voleva impostare il centro studi come un movimento politico, uscì con il proprio gruppo poi denominato "Avanguardia Nazionale". Li seguono varie schegge del movimentismo di destra ("Gruppi d'Azione Rivoluzionaria", "Gioventù Mediterranea", "Avanguardia Giovanile", "Centro Giovanni Preziosi", "Nuclei Roberto Farinacci", "Squadracce Amerigo Dumini"), che, nel 1960, danno vita ad Avanguardia Nazionale. Fu "dormiente" tra il 1965 e il 1969 in seguito alla ripresa di attività da parte di ON; ebbe un "revival" tra il 1969 ed il 1973 a seguito del rientro della dirigenza di ON nell'MSI e in seguito alla radicalizzazione della politica italiana, venendo spesso usata come manovalanza da parte di organismi dello stato e golpisti vari. Si distinse per l'appoggio dato (al seguito del FN) al "Comitato d'azione per Reggio Capoluogo" nel 1970. Disciolto per legge nel 1976, ma di fatto scomparso già dal 1973, i suoi aderenti saranno allo sbando per un breve periodo.

    OLP - Organizzazione Lotta di Popolo (1969-1973)
    Può essere definito risultante da tacita scissione della componente non-marxista del "Movimento Studentesco" (3, fino allora presente in esso dato che anche gli studenti non comunisti intedevano protestare contro le baronie, chi sinceramente chi "su indicazione"), confermato dal fatto che fino a quel momento la protesta studentesca era stata unitaria (vedi gli scontri alla facoltà di architettura a Roma). Raccolse anche l'eredità della sezione italiana di "Jeune Europe" e di gruppi studenteschi quali "Primula Goliardica" (rimasti orfani del loro partito "Unione Democratica per la Nuova Repubblica", 23), il "Movimento Studentesco Operaio d'Avanguardia", il FUAN-Caravella, e si affiancò spesso ad "Avanguardia Nazionale" (questa sempre pronta a fungere da manovalanza "generica"). Si sciolse da se, preventivamente, vista l'offensiva giudiziaria e mediatica in corso nel 1973 contro l'area fascista, nonchè perchè essendo avversato da altri movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra, in quanto si distaccava dalla logica strategica degli opposti estremismi che spingeva verso la radicalizzazione dello scontro fratricida e la lotta armata, si sciolse sostenendo di non voler restare vittima di questo scontro come vaso di coccio tra vasi di ferro.

    TP - Terza Posizione (1976/1978-1980)
    Erede dei gruppi fascisti i cui ex-aderenti erano allo sbando nel vuoto lasciato dopo la repressione del 1973-1974, riuscì a coalizzare molti ex-militanti di questi gruppi già disciolti per legge, come "Ordine Nuovo", "Avanguardia Nazionale", "Organizzazione Lotta di Popolo" e "Fronte Studentesco", con un accento marcatamente "di sinistra" e movimentista; essa deriva direttamente dal movimento giovanile denominato "Lotta Studentesca", il quale nel 1976 pone le basi per il nuovo movimento che riorganizza l'area sotto la nuova tendenza movimentista, discostandosi perciò da quella delle precedenti organizzazioni neofasciste evoliane. Da TP nacque il gruppo terroristico dei NAR, il cui rapporto verso TP fu conflittuale.

    SN - Sinistra Nazionale / Socialisti Nazionali
    Area occupata nel tempo da gruppi diversi. Dal 1952 al 1963 dai "Gruppi di Pensiero Nazionale" gravitanti attorno all'omonimo giornale. Dal 1957 fino al 1965 dal "Comitato di iniziativa per la sinistra nazionale". Nel 1959 sono i combattenti della Rsi (organizzati nella FNCRSI) a rompere con il MSI, nel quale rappresentano una componente molto significativa, vedendo tradita la propria vocazione rivoluzionaria e sociale. Nel 1967 nasce la "Costituente Nazionale Rivoluzionaria". L'area rimane piuttosto sguarnita negli anni nei quali l'emergenza era il pericolo comunista. Nel 1994 viene fondato il "Movimento Antagonista - Sinistra Nazionale", come erede della corrente "Segnali di Vita" interna al MSI dal 1984, da cui poi nel 2011 "Socialismo Nazionale" odierno.

    NB - Nazional-Bolscevichi
    Le istanze nazionalbolsceviche sono sostenute In Italia dal progetto "Fronte Patriottico" e dalla rivista "Patria socialista", nonchè dagli aderenti italiani al movimento transnazionale "Movimento Internazionale Eurasiatista". Sostengono, su basi nazionaliste, la prospettiva leninista del comunismo (cioè simile alla socializzazione distributista), contrapposta a quelle stalinista e trozkista.

    NM - Nazi-Maoisti
    Il nazimaoismo non ha avuto gruppi definiti a sostenerlo, ma può essere considerato come una corrente trasversale atta non tanto ad un ideologica unità di fini e di mezzi tra le cosiddette "estrema destra" ed "estrema sinistra" (come a volte erroneamente si crede), ma ad una contestazione intrinseca e trasversale ad entrambe le aree in contrapposizione a certi "sentori", una critica politica interna ai movimenti, nella quale il nazi-maoismo appare come un rifiuto dei militanti idealisti ad ubbidire alle manovre dei militanti "infiltrati" ed in quest'ottica si pongono le uniche finalità comuni tra destra e sinistra, fondate sulla prassi maoista di derivazione filosofica confuciana. Per questa estrema trasversalità, ben pochi di quelli che a ragion veduta possono essere definiti tali, si sono poi auto-definiti tali; a parità di regola morale, l'estensione della presenza dei nazi-maoisti nei vari gruppi politici, pur essendo obbiettivamente identificabili nel punto esatto in cui è messa nel cerchio, copre un ampio spazio, da "Avanguardia Nazionale" a "Lotta Continua", a seconda delle sfumature ideologiche personali. Essi erano da un lato l'area ideologicamente più opposta al subdolo del"fulcro del capitalismo", dall'altro il tabù col quale demonizzare i concorrenti interni nei gruppi politici, e dall'altro lo spauracchio, il mostro da sbattere in prima pagina, usato dal "fulcro del capitalismo" per identificare il suo opposto, il suo nemico; difatti è qui attorno che si accalcano i capri espiatori/burattini della strategia della tensione (1969-1974), Valpreda, Pinelli, Merlino, Ventura, Bertoli, Feltrinelli, ecc, soprattutto, ma anche quelli ufficialmente più distanti dal punto esatto, "trait d'union" tra burattini e burattinai: Delle Chiaie, Esposti, Moretti, Franceschini, ecc. Anche un certo brigatismo rosso della prima ora (Curcio) si può identificare nei pressi, non a caso Pertini ebbe a dire che "le brigate rosse sono nere". Si differenzia dal nazional-bolscevismo per un accento maggiormente critico verso la burocrazia, ed anche in questo si può identificare lo scontro suddetto contro le ali estreme delle due aree economiche del cerchio piccolo, sfociate poi nel terrorismo diretto come guerra tra le due fazioni, alla quale i nazi-maoisti si opponevano polemicamente da entrambi i lati comunista e fascista, rifiutando di fare da manovalanza per una delle due fazioni del capitalismo e della massoneria, e per questo "paria" oggetto del più furente accanimento da parte di tutti, e strumentalmente "mostri da sbattere in prima pagina", nemici di tutti, capri espiatori ideali.

    LC - Lotta Continua (1969-1976)
    Ala borghese della sinistra extraparlamentare sessantottina, sorta in seguito a scissione in seno al "Movimento operai-studenti"; la parte operaistica si costituì in "Potere Operaio" (15). Nel 1975 vota alle elezioni regionali per il PCI. Nel 1976 partecipa alla coalizione DP, e poco dopo nello stesso anno vi si scioglie (divenuta DP partito). Alcuni reduci del movimento contrari alla confluenza in DP, insieme a militanti fuoriusciti da Potere Operaio, fondarono nel 1976 il gruppo terroristico Prima Linea, altri entrarono in "Autonomia Operaia" (15).

    V - Federazione delle Liste Verdi (1986-1990/oggi)
    Raggruppa in un unico soggetto politico tutte le varie "Liste Verdi" esistenti fino ad allora sul territorio nazionale. Nel 1990 assorbe i "Verdi Arcobaleno" (2), fondati l'anno prima da fuoriusciti da DP e PR per creare un partito ecologista "non borghese" (quale i Verdi invece erano); nel 1992 si ha la scissione dei "Verdi Federalisti" (38) per reazione al loro ingresso (identificato da questi come sinistrante).
  2. #3
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    Predefinito Re: Lo spettro politico

    1 - Movimento Politico dei Lavoratori (1971-1972)
    Partito catto-comunista di quelli tipici sorti nel post-sessantotto sull'onda fricchettona. Dopo le fallimentari elezioni politiche del 1972, la sua ala destra confluì nel PSI, mentre l'ala sinistra decise di proseguire la propria attività come "Alternativa Socialista" (11), decidendo presto di fondersi col "Nuovo PSIUP" (16), proveniente dal disciolto PSIUP, a creare il "Partito di Unità Proletaria" (PdUP), a cui nel 1974 si fuse anche il gruppo de "Il Manifesto" (17) per dare vita al "PdUP per il comunismo". Nel 1975 e 1976 il "PdUP per il comunismo" partecipò alla coalizione "Democrazia Proletaria", decidendo poi di sciogliersi in essa (divenuta partito). Nel 1977 il "PdUP per il comunismo" si divise in due parti, grossomodo corrispondenti a "Il Manifesto" e PdUP; quest'ultima componente prese parte alla costituente in partito di "Democrazia Proletaria", mentre fu la prima a mantenere il nome "PdUP per il comunismo", partecipando nel 1979 alle elezioni mentre DP si presentava come "Nuova Sinistra Unita"; furono proprio gli esponenti del vecchio MPL a rimanere in DP dopo che nel 1979 i dirigenti ex-"Nuovo PSIUP" si ritirarono dal partito (che quindi in pratica venne a scomparire definitivamente assorbito da DP stessa).

    2 - Verdi Arcobaleno (1989-1990)
    Fondati nel 1989 da fuoriusciti da DP e PR, in alternativa alla "borghese" "Federazione delle Liste Verdi"; tuttavia l'anno dopo vi confluì, apportandovi così un ala proletaria.

    3 - Movimento Studentesco / Movimento Lavoratori per il Socialismo (1968/1976-1981)
    Sorto nel 1968, dal 1975 partecipa alla coalizione di DP; nel 1976 cambia denominazione, ed assorbe il gruppo trozkista "Avanguardia Comunista". Nel 1981 si unifica al "PdUP per il comunismo" (poi confluito nel PCI nel 1984); contro questa scelta, una gran parte invece entrerà in DP, tra cui il leader stesso Capanna; alcuni in "Autonomia Operaia" (15). Da notare come esso fu sempre contrapposto all'area borghese PO (15)-AO (18)-LC, e come mentre da questi scaturì il terrorismo, dal "proletario" MLS no, questo anche in virtù di una posizione ferma contro il "guevarismo". Ebbe nel 1969 la tacita scissione della componente non comunista (fascisti e gollisti), che formarono l'"Organizzazione Lotta di Popolo" (OLP).

    4 - Partito dei Contadini d'Italia (1945-1963)
    In occasione delle elezioni politiche del 1958, si presentò insieme al movimento "Comunità" (9) e al "Partito Sardo d'Azione".

    5 - Alleanza Democratica della Libertà (1946)
    Partecipa alla coalizione "Unione Democratica Nazionale" (1946). Fondato da un gran maestro massone nordista, marxista in gioventù, sindacalista rivoluzionario, poi socialista nazionale, poi convertitosi al capitalismo. Il suo risultato finale è un marxismo marginalista, tendente all'economia sociale di mercato con co-gestione, con una accentuata considerazione del grande capitale azionario "di scala", manageriale, internazionalista.

    6 - DC prima del referendum istituzionale (1942-1946)

    6 - Movimento Popolare (1975-1993)
    Derivato da "Comunione e Liberazione", si può considerare il tentativo di creare un partito cattolico non di potere, come reazione al compromesso storico col PCI portato avanti dalla DC nel periodo in cui fu fondato.

    6 - Verdi Federalisti (1992-2006)
    Partito ambientalista d'ispirazione cattolica e federalista, si scinde dalla "Federazione dei Verdi" per reazione alla fusione con i "Verdi Arcobaleno", che aveva una discreta presenza di ex DP. Successivamente si alleano coi "Verdi Verdi" (38).

    7 - Unione dei Socialisti (1948-1949)
    Scissione di una componente di destra del PSI, che in un primo momento non aveva partecipato alla scissione del 1947 che aveva dato vita al PSLI. Una componente importante era costituita da alcuni ex azionisti che non erano confluiti nel PSI (o in altri partiti) nel 1947 (e che al momento dello scioglimento del "Partito d’Azione", avevano formato il movimento "Azione Socialista Giustizia e Libertà"), insieme a "Europa Socialista", ed alcuni indipendenti già facenti parte del movimento partigiano di "Giustizia e Libertà" (non quella dello schema). Partecipò alle elezioni politiche del 1948 nell'ambito della coalizione di "Unità Socialista", insieme al PSLI. Nel 1949 confluì nel PSLI.

    7 - Autonomia Socialista (1953)
    Costituita su iniziativa di una frazione di sinistra del PSDI contraria alla posizione favorevole del partito riguardo la legge elettorale maggioritaria. Confluisce subito in UP assieme a "Unione di Rinascita Repubblicana" (40), e GL, e col sostegno esterno del "Movimento Comunità" (9). Nel 1957 con UP (7 + 40 + GL) confluisce nel PSI. Una componente importante del movimento era costituita da ex di "Unione dei Socialisti" (sempre 7), confluita nel PSLI nel 1949, derivata a sua volta in gran parte dal gruppo degli ex-azionisti di "Azione Socialista Giustizia e Libertà" che non erano confluiti nel Partito Socialista Italiano (o in altri partiti) nel 1947.

    8 - Partito Cristiano Comunista / Movimento dei cattolici comunisti (1941-1945)
    Il "Movimento dei Cattolici Comunisti", poi denominato "Sinistra Cristiana", venne fondato nel 1941 (prima come "Partito Cooperativista Sinarchico", poi nel 1942 come "Partito Cristiano Comunista"), collaborava esternamente con il PCI, e nel 1945 vi confluì. La confluenza nel PCI segnò la rottura con un altro gruppo politico della sinistra cristiana, il "Partito Cristiano Sociale" (nel 26), che invece mantenne sempre una posizione di assoluta autonomia dal PCI.

    9 - Partito Democratico del Lavoro (1943-1948)
    Partecipò alla coalizione "Unione Democratica Nazionale" con PLI, "Unione Nazionale per la Ricostruzione" (39), "Alleanza Democratica della Libertà" (5). Il suo primo nucleo nacque nell'aprile 1943 come "Democrazia del Lavoro", e prendeva come base il "Movimento di Ricostruzione" formatosi tra la fine del 1942 e gli inizi del 1943. I demolaburisti entrarono a far parte del CLN, unendo attorno a sé un esiguo gruppo di notabili prefascisti. Nel 1944 assunse la denominazione di "Partito Democratico del Lavoro". Lo scioglimento dell'assemblea costituente coincise con quello del partito, e i deputati demolaburisti residui si sparpagliarono in tutta la sinistra e non solo: alcuni si associarono al PCI, altri aderirono al PSI, altri nel PLI.

    9 - Movimento Comunità (1953-1960)
    Dal 1953 al 1956 appoggiò "Unità Popolare" (7 + 40 + GL). Poi lasciò UP, per presentarsi autonomamente alle elezioni amministrative del 1956. In occasione delle elezioni politiche del 1958, si presentò insieme al "Partito dei Contadini d'Italia" (4) e al "Partito Sardo d'Azione". Scomparve con la morte del suo fondatore, l'imprenditore "illuminato" Olivetti.

    10 - vari gruppi maoisti (1966-oggi)
    "Partito Comunista d'Italia (Marxista-Leninista)" (1966-1969), "Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana Marxista-Leninista" (1969-1977), "Partito Marxista Leninista Italiano" (1977-oggi), "Servire il Popolo" (1968-1978), "Lotta Comunista" (1966-oggi), "Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) - Linea Rossa" (1969-1991), "Organizzazione Comunista d'Italia-marxista-leninista" (1970-?), "Ottobre" (1979-?), "La nostra lotta" (1980-?), ecc.
    Li accomuna il rifiuto dell'idea che in Unione Sovietica e nei suoi paesi satelliti si fosse realizzata una forma di comunismo, ritenendo al contrario che in Unione Sovietica, dopo la morte di Lenin, avesse preso corpo una vera e propria aristocrazia di burocrati costituendo una forma di capitalismo manageriale diretto e controllato dalla corrotta classe politica dirigente: il capitalismo di Stato. Rifiutano la visione trotzkista del marxismo, in quanto ritenuto deviazione borghese e anticomunista, nonché ogni forma di revisione del marxismo; giudicano negativamente le figure di Fidel Castro e Che Guevara, in quanto espressioni del trotzkismo internazionale. Riconosciuti dal PC cinese, nordcoreano, e albanese quali riferimenti italiani. Queste loro posizioni anti-burocratiche leniniste-maoiste li differenziano in particolar modo dai gruppuscoli borghesi trozkisti e stalinisti, in alto nel cerchio, "Lotta Continua", "Potere Operaio", "Avanguardia Operaia", loro acerrimi nemici.

    11 - Alternativa Socialista (1972)
    Ala sinistra del MPL (1+11), si unisce subito al "Nuovo PSIUP" (16) a formare il "Partito di Unità Proletaria" (11+16).

    12 - Gruppi Comunisti Rivoluzionari / Lega Comunista Rivoluzionaria (1969-1989)
    Ala trozkista del PCI uscita da esso nel 1969, (mentre altri trozkisti uscendo dal PCI formeranno "Avanguardia Operaia"); gli altri si disperderanno in piccolissimi gruppi locali ("Nuclei comunisti rivoluzionari", "Il Comunista", "Viva il Comunismo", "Avanguardia Comunista"). Furono anche soggetti ad altre numerose scissioni, la più importante nel 1975, quando nacque la "Lega Socialista Rivoluzionaria" (13) in seguito divenuta "Socialismo Rivoluzionario", in opposizione alla partecipazione del GCR alla coalizione elettorale DP. Nel 1980 la "Lega Operaia Rivoluzionaria" si unificò coi GCR, che cambiarono nome in "Lega Comunista Rivoluzionaria"; Nel 1989 la maggioranza della LCR decise di farla confluire in DP.

    13 - Partito Operaio Comunista (1944-1948)
    Trotzkista, erede della frazione che fin dal 1926 si era schierata con Bordiga e durante il fascismo ha avuto una evoluzione simile a quella della Frazione all’estero. Costituisce nel 1944 il Partito Operaio Comunista che aderisce alla IVa Internazionale . Nel ’47 rompe con il trotskysmo rifiutando il Programma di Transizione ed ogni posizione intermedista. In occasione delle elezioni politiche del 1948 – alle quali partecipa pure il PCInt – denuncia il "carnevale elettorale". Dopo il ’49 il POC si dissolve gradatamente e i suoi militanti confluiscono nel PCInt (Battaglia Comunista).

    13 - Lega Socialista Rivoluzionaria / Socialismo Rivoluzionario (1975-oggi)
    Scissione dai GCR (12) a seguito della loro partecipazione al cartello elettorale DP.

    14 - Partito Comunista Internazionalista (1942-oggi) (e altri gruppi trozkisti)
    Come tutti questi tipi di partito, trozkista, travagliato da scissioni varie, irrilevanti e troppo lunghe da elencare. Nel 1964 assume la denominazione di Partito Comunista Internazionale.
    Partito Comunista Internazionale - Il programma comunista internazionalista (bordighista)
    Partito Comunista Internazionale - Il comunista internazionalista (bordighista)
    Partito Comunista Internazionale - Il partito comunista internazionalista (bordighista)
    Partito Comunista Internazionale - Bollettino internazionalista (bordighista)
    Partito Comunista Internazionale - Sul filo rosso del tempo internazionalista (bordighista)
    Partito Comunista Internazionalista - Battaglia comunista internazionalista (damenista)
    Partito Comunista Internazionalista - Rivoluzione Comunista internazionalista (bordighista)
    n+1 internazionalista (bordighista)
    Corrente Comunista Internazionale
    Lega trotskista d'Italia - sezione italiana della Lega comunista internazionale (quartinternazionalista) trotskista
    Circolo Operaio Comunista "l’Internazionale" trotskista


    15 - Potere Operaio (1969-1973)
    Sorto in seguito a una scissione operaista in seno al borghese "Movimento operai-studenti" (l'altra parte si costituì in "Lotta Continua", sempre contrapposta al proletario "Movimento Studentesco", 3). Un iniziale feeling con "Il Manifesto" (17), che nel 1971 doveva portare all'unificazione, si chiude invece con una rottura. Nel 1973 si sciolse da se, probabilmente a causa dell'eco di un attentato commesso da suoi militanti. Parte dell'esperienza di "Potere Operaio" venne raccolta dalla nascente "Autonomia Operaia". Alcuni reduci del movimento, insieme a militanti fuoriusciti da "Lotta Continua", fondarono nel 1976 "Prima Linea", braccio armato del managerismo contrapposto all'imprenditorialità.

    15 - Autonomia Operaia (1973-1979)
    Sorta dopo lo scioglimento dei movimenti storici della sinistra extraparlamentare nati dalle esperienze del 1968, da "Potere Operaio" a "Lotta Continua", diversi ex-militanti di queste formazioni si riunirono in un movimento autonomo che assommava in sé le esperienze delle lotte operaie e studentesche, sia borghesi che proletarie. Difatti alla nascità dell'area dell'Autonomia, oltre ai militanti dei gruppi suddetti, si affiancarono anche movimenti proletari come il "Movimento Studentesco" (3) e alcuni gruppi che si rifacevano all'area maoista filocinese (10). All'area dell'Autonomia si contrappose un cartello formato dal PCI, dal "Partito di Unità Proletaria per il Comunismo", da "Avanguardia Operaia" (18), e dai trozkisti. Tra le due opposte fazioni ci furono anche scontri durante le manifestazioni del 1977. Alcune frange minoritarie dei gruppi della lotta armata furono espressione diretta di gruppi autonomi passati in clandestinità, fra questi si devono ricordare le "Squadre Proletarie di Combattimento", i "Proletari Armati per il Comunismo", e "Azione Rivoluzionaria". Altri autonomi approdarono nelle file delle già costituite e operanti "Unità Comuniste Combattenti", "Prima Linea" e "Nuclei Armati Proletari". Dal 1979 la maggior parte degli autonomi, però, si disperse, mentre alcuni rientrarono nei residui movimenti della sinistra extraparlamentare o si unirono a DP. Oggi l'ideologia di "Autonomia Operaia" trova continuità in alcuni gruppi vicini ai centri sociali all'interno dell'area politica di "Autonomia Contropotere".

    16 - Nuovo PSIUP (1972)
    Raccoglieva l'ala sinistra dello PSIUP che non aveva voluto confluire nel PCI. Subito si unì ad AS (11, ala sinistra del MPL) per formare il "Partito di Unità Proletaria"; a cui nel 1974 si fuse anche il gruppo de "Il Manifesto" (17) per dare vita al "PdUP per il comunismo". Nel 1975 e 1976 il "PdUP per il comunismo" partecipò alla coalizione "Democrazia Proletaria", decidendo poi di sciogliersi in essa (divenuta partito). Di conseguenza nel 1977 il "PdUP per il comunismo" si divise in due parti, grossomodo corrispondenti a "Il Manifesto" e PdUP; quest'ultima componente prese parte alla costituente in partito di "Democrazia Proletaria", mentre fu la prima a mantenere il nome "PdUP per il comunismo", partecipando nel 1979 alle elezioni mentre DP si presentava come "Nuova Sinistra Unita"; mentre gli esponenti del vecchio MPL rimasero in DP, nel 1979 i dirigenti del "Nuovo PSIUP" si ritirarono dal partito (che quindi in pratica venne a scomparire definitivamente assorbito da DP stessa).

    17 - Il Manifesto / PdUP per il comunismo (1969-1984)
    Nato come corrente del PCI, ne viene espulso nel 1969. Si costituisce quindi come formazione politica alle elezioni del 1972, presentando una propria lista. Un iniziale feeling con "Potere Operaio" (15), che nel 1971 doveva portare all'unificazione, si chiude invece con una rottura. Nel 1974 si unificò con il PdUP (16 + 11, costituito da socialisti provenienti dal "Nuovo PSIUP" e aclisti del MPL) per fondare il "PdUP per il comunismo" (16 + 11 + 17), con cui partecipa nel 1975 e 1976 alla coalizione DP (16 + 11 + 17 + 18 + LC + 3 + 2 + 12). Nel 1977 la componente ex-PdUP uscì per confluire in DP (fattasi partito), mentre gli ex-Manifesto inglobarono una minoranza di "Avanguardia Operaia" (per poco tempo) e poi del "Movimento Lavoratori per il Socialismo" (3 + 2), mantenendo il nome "PdUP per il comunismo", partecipando con tale nome nel 1979 alle elezioni (mentre DP si presenta come "Nuova Sinistra Unita"), essendo gli ex-Manifesto più orientati verso il PCI che non verso la costituente in partito di DP. Nel 1983 il "PdUP per il comunismo" si presenta alle elezioni con il PCI, nel quale confluisce nel 1984, con gli ex del MLS. Quando il PCI divenne PDS, la maggior parte degli ex-"PdUP per il comunismo" aderirono a "Rifondazione Comunista" assieme a DP.

    18 - Avanguardia Operaia (1968-1978)
    Fondata inizialmente da trozkisti usciti dai GCR (12) e dal PCI, nel 1975 e 1976 partecipa alla coalizione "Democrazia Proletaria" (16 + 11 + 17 + 18 + LC + 3 + 2 + 12), e nel 1978 vi si scioglie (divenuta DP partito); una minoranza invece aderisce al "Partito di Unità Proletaria per il comunismo" (17). Fu molto avversa all'area dell'"Autonomia Operaia" (15).

    19 - Socialdemocrazia (1966-?)
    Scissione dell'ala destra del PSDI in seguito all'unificazione col PSI.

    20 - Movimento di Unità Proletaria per la Repubblica Socialista (1943)
    Nello stesso anno si fonde col PSI e con UPI. La fusione portò alla costituzione del "Partito Socialista di Unità Proletaria" (PSIUP, da non confondere con quello del 1964-1972), in seguito tornato al nome PSI per non vederselo scippare dal PSLI.

    20 - Movimento Lavoratori Italiani / Unione Socialista Indipendente (1951/1953-1957)
    Scissione a destra del PCI, vi aderirono anche alcuni esponenti PSI, PSLI, PSU, del "Gruppo Socialisti Cristiani", ed alcuni immancabili ex azionisti, per l’unificazione dei partiti socialisti sulla base dell'autonomia sia dalla DC sia dal PCI. "Unione Socialista Indipendente" fu fondata nel 1953 sulla base del "Movimento dei Lavoratori Italiani" nato nel 1951. Nel 1952 il MLI propose al PSI e al PSDI la formazione di liste socialiste unitarie autonome, ma i due partiti preferirono rispettivamente l’alleanza con il PCI e con la DC. Di fronte a tali chiusure il MLI, assieme ad una frazione della sinistra del PSDI e ad autonomisti espulsi dal PSI, e come complemento anche alcuni socialisti-cristiani, si costituì in "Unione Socialista Indipendente", che come compito immediato si pose la partecipazione alla lotta elettorale del 1953, anche per sconfiggere "la legge truffa". In USI confluirono, quindi:
    "Movimento dei Lavoratori Italiani", costituito nel 1951 da ex PCI
    alcuni socialisti autonomisti, separatisi dal PSI nel 1953
    ex esponenti delle sinistre di PSLI e PSU
    dirigenti del "Gruppo Socialisti Cristiani" (derivato dal "Partito Cristiano Sociale", nell'area 26)
    ex aderenti al "Partito d'Azione"
    Nel 1957, dopo la rottura del patto tra PSI e PCI, USI deliberò lo scioglimento e la confluenza nel PSI.

    21 - Lotta Popolare (1975-1978) / Costruiamo l'Azione (1978-1980)
    Essa fu una sorta di "Autonomia nera", che prendeva a spunto gli stessi motivi e scopi dell'"Autonomia Operaia" a sinistra (unificazione di area borghese e proletaria dallo scioglimento delle preesistenti rispettive organizzazioni rivali), coniugando ecumenicamente le tendenze "di sinistra" derivanti da OLP con quelle evoliane degli altri; nasce nel 1977 da una idea di Paolo Signorelli sulla base di "Lotta Popolare", movimento che da solo aveva portato avanti l'area dopo gli scioglimenti della repressione del 1973-1974, ed opera dal 1978 al 1980. Nascendo su tali basi unificatrici, sull'onda di OLP non tornò ai vecchi schemi evoliani. Come per TP i NAR, da questo nacque nel 1979 il "Movimento Rivoluzionario Popolare" che fece una serie di attentati. A sua volta sarà travolto dall'ondata di arresti del 1980.

    22 - Movimento Politico / Base Autonoma (1984/1991-1993)
    Formazione di matrice nazional-rivoluzionaria fondata nel 1984 a Grottaferrata da un gruppo di reduci dalle esperienze prima di "Avanguardia Nazionale" e quindi della sezione romana del FUAN di via Siena, ed il Dart, ovvero una divisione del movimento giovanile del MSI nata alla fine degli anni ottanta con il proposito di creare aggregazione attraverso i codici della cultura pop ed in particolare la musica rock, e intorno al quale ruotava il circuito White Power Rock romano. "Base Autonoma" viene a rappresentare un network skinhead. Sciolto per legge.

    23 - Unione Democratica per la Nuova Repubblica (1964-1968)
    Nata da una scissione a destra del PRI contraria al centro-sinistra. Si scioglie per delusione elettorale, ma i suoi aderenti potranno far ritorno nel PRI solo dopo il fallimento e l'abbandono del compromesso storico (1979), continuando fino al 1974 i suoi membri ad operare per il golpe assieme ai vari gruppi circostanti. La sua organizzazione giovanile "Primula Goliardica" invece confluisce subito in "Organizzazione Lotta di Popolo" (OLP).

    24 (+ PR) - Movimento Liberale Indipendente (1948-1951)
    Nato da una scissione a sinistra del PLI e relativa unione con altri gruppi liberali di sinistra già usciti dal PLI: "Rinascita Liberale" (fondato nel luglio 1946 all'interno del PLI), "Movimento della Sinistra Liberale" (scisso dal PLI nell'aprile del 1946), "Democrazia Liberale", e vari altri gruppi ed individui di ispirazione liberal-progressista. Scopo iniziale del MLI è la promozione di una terza forza, che avrebbe raggruppato i liberali, il PRI e il PSLI, per costituire un contrappeso all'egemonia della DC. Nel 1951 si scioglie per ritornare nelle file del PLI.

    25 - anarco-capitalisti, neoliberisti, critocrazia
    Propongono l'abolizione dello Stato a favore della sovranità individuale sotto il libero mercato. Riviste come Élites e Enclave diffondono in Italia i temi del pensiero anarco-capitalista.

    26 - area "catto-comunista" (teodemocratici, anarchici cristiani, anarco-pacifisti)
    Area corrispondente al pieno rispetto della "dottrina sociale della chiesa cattolica", tendente al distributismo (e verso sinistra anche alla sua versione protestante, il fabianesimo); i suoi punti di riferimento nella DC furono Fanfani, Dossetti, La Pira; qui può essere inquadrato Enrico Mattei con il suo tipico approccio al sistema economico-politico. Il più rilevante gruppo di quest'area fu il "Partito Cristiano Sociale" (1944-1948), la cui scelta dell'autonomia rispetto agli altri partiti di sinistra ed in particolare rispetto al PCI lo distingueva dal "Partito della Sinistra Cristiana" (8) (già "Movimento dei Cattolici Comunisti") confluito nel PCI fin dal 1945. Altri furono: Acli, Gioventù Operaia Cristiana, "Movimento Cristiano per la Pace", "Cristiani per il Socialismo" ecc. Negli anni '70 fu l'area dei "cattolici del dissenso", predicanti la "teologia della liberazione", contrapposti a "comunione e liberazione" (6), e ai gruppi integralisti (27).

    27 - gruppi integralisti cristiani (teoconservatori, sedevacantisti, postulanti, avignonesi, monofisiti, tradizionalisti, "Militia", Alleanza Cattolica, ecc), anti-comunisti, leghe, monarchici, meridionalisti (Lega d'Azione Meridionale, Lega Meridionale, ecc), neo-borbonici, campanilisti ("Comitato d'azione per Reggio Capoluogo", "Comitato d'azione per Pescara Capoluogo", ecc), sciovinisti, poujadisti, oscurantisti ("Lega per la Terra Piatta"), cesaropapisti, neo-feudalisti ("La Mafia"), populisti di destra, ex combattenti, ex partigiani monarchici e liberali, indipendentisti siciliani (Movimento Indipendentista Siciliano , 1943-1951). Alcuni di essi attivi negli anni '50:

    Unione Patriottica Italiana
    Partito monarchico nazionalista d'Italia
    Movimento sociale democratico italiano
    Fronte sociale nazionale del lavoro
    Associazione nazionalista italiana
    Partito nazionalista italiano
    Movimento nazionalista italiano
    Fasci nazionali corporativi
    Alleanza tricolore italiana (sosteneva la corrente monarchica nella Democrazia Cristiana)
    Fronte anticomunista italiano
    Centro anticominform
    Fronte unico nazionale
    Lega fratelli d'Italia
    Fronte unico di difesa nazionale
    Centro d'intesa nazionale
    Lega italica / Unione nazionale combattenti per la libertà
    Unione nazionale italiani
    Unione combattenti d'Italia
    Amici del «Conciliatore»
    Movimento "Amici della giustizia"
    Unione patriottica italiana
    Partito nazionale democratico
    Movimento economico per il poujadismo italiano
    Libero movimento di unità nazionale / Movimento autonomie regionali
    Partito costituzionale d'assalto
    Movimento intesa latina
    Movimento nazionale concretista
    Unione italiana degli uomini liberi
    Partito Nazionale Cristiano di Agostino Padoan
    Movimento Popolare Monarchico di Luigi Filippo Benedettini
    ASSOCIAZIONE NAZIONALE ITALIANA
    CENTRO DEMOCRATICO (partecipò nel Blocco Nazionale della Libertà alle elezioni del 1946; dopo le elezioni confluirà nell'Uomo Qualunque)
    UNIONE MONARCHICA ITALIANA. La più antica e prestigiosa associazione monarchica
    CENTRO POLITICO ITALIANO
    CONCENTRAZIONE DEMOCRATICO-LIBERALE (partecipò alla campagna elettorale del 2 giugno 1946 nel Blocco Nazionale della Libertà)
    MOVIMENTO MONARCHICO ITALIANO
    MOVIMENTO POPOLARE MONARCHICO
    PARTITO DEMOCRATICO ITALIANO. Fondato da Enzo Selvaggi fu capofila nel Blocco Nazionale della Libertà, assieme alla Concentrazione Nazionale Democratico Liberale e il Centro Democratico;
    PARTITO NAZIONALE CRISTIANO


    28 - area facente riferimento ad ecologisti, animalisti, vegetariani, pauperisti francescani, decrescisti malthusiani, nichilisti, ruralisti, naturalisti polpottiani, primitivisti, mutualisti, barattisti, utopisti, luddisti, possibilisti libertari, autoriduttori, tolstoisti, goliardi, ammiratori degli stati canaglia, nudisti, elfi, stiliti, coboldi, machnovisti, proudhonisti, pastafariani, orizzontalisti, statolatri Juche, kibbutziani, Gianmaria. Riconducibile quindi grossomodo a "Fare Verde" e al "Britney National Party".

    29 - anarco-comunisti, proudhonisti, anarco-insurrezionalisti, anarco-sindacalisti, anarco-informali, comunitaristi anti-imperialisti, spartachisti, situazionisti. Qui possono essere identificate le "Brigate Rosse" di Curcio (1970-1975).

    30 - anarco-liberali, ordoliberalisti, e miniarchisti. Notabile qui il "Partito Illuminista Unitario".

    31 - nazional-anarchici, nazisti, liberisti conservatori, neolibertarianisti, agoristi, libertarianisti cristiani, tribalisti, geolibertaristi, paleolibertarianisti, paleoconservatori, etno-comunitaristi völkisch, suprematisti, gingoisti, schiavisti, eugenetisti, frenologisti lombrosiani.

    32 - Fronte Nazionale (1990-1993)
    E' stato un movimento politico tipico di quella galassia "di destra" oramai orfana di gruppi intransigenti, ma caratterizzato per il suo rigorismo frediano.

    33 - Raggruppamento Sociale Repubblicano / Partito Nazionale del Lavoro (1952/1957-1963)
    Frutto di una primissima scissione dell'ala sinistra, socializzatrice e rivoluzionaria del MSI. A tale formazione entreranno a far parte anche alcuni dimissionari dal MSI dei Gruppi Autonomi Repubblicani. Altri esponenti della sinistra interna, usciranno dal MSI nel 1956 a seguito della sconfitta nel congresso nazionale della base rivoluzionaria, dando vita nel 1957 ad un' altra scissione più grande attraverso la fondazione del "Partito Nazionale del Lavoro" dove si raccoglierà in massa l'ala sinistra missina dimissionaria dal partito, e dove confluirà anche RSR. In seguito si sciolse, e alcuni aderirono a "Ordine Nuovo", altri tornarono al MSI, altri nella "Costituente Nazionale Rivoluzionaria" (vedi SN).

    34 - Panarchisti, neoconservatori, tecnocrazia. Un partito che può essere inserito qui è il "Movimento Unionista Italiano" (1944-1948), il cui obiettivo era l'annessione dell'Italia agli Stati Uniti.

    35 - Movimento Fascismo e Libertà (1991-oggi)
    Nel 1991 esce dal Movimento Sociale Italiano dell'allora segretario Gianfranco Fini, in polemica con esso, ritenendo sia ora e tempo di poter usare il nome proprio.

    36 - Pace e Libertà / Comitati di Resistenza Democratica (1953-1974)
    Organizzazione che a dispetto del nome era tutt'altro che pacifica e libertaria, ma losca e precoce protagonista della stagione del torbido e dell'eversione, e alla quale fece ricorso Agnelli per il sindacato giallo in Fiat. Sorta nell'ambito di quel connubio di timido golpismo "democratico-liberale" ruotante attorno all'area ex-UQ, assieme a partiti come "Unione Democratica per la Nuova Repubblica" (23), uomini facenti parte dei vari apparati tipo "Gladio", "Rosa dei venti", ecc, monarchici vari, e gruppi chiaramente terroristici come il "Movimento di Azione Rivoluzionaria". Venne sciolta in seguito al fallimento e relative indagini sul "golpe bianco" del quale fu il maggiore assertore.

    37 - Partito Nazionale Liberale Corporativo (1953-1958)
    Scissione di destra dal PLI, poi confluì nel PNM.

    38 - Verdi Verdi (1991-oggi)
    Scissi dalla "Federazione dei Verdi" denunciando un'eccessiva radicalizzazione delle posizioni a sinistra (il secondo "Verdi" sta implicitamente per "non rossi"); i "Verdi Verdi" proclamano la purezza dei valori ambientalisti e si oppongono alle posizioni di sinistra proprie della "Federazione dei Verdi", soprattutto dopo l'ingresso dei "Verdi Arcobaleno" derivati da "Democrazia Proletaria". Sostengono, invece, che tali valori debbano ritrovarsi con l'illuminata tradizione liberale umanistica e dei diritti civili. Il partito propone un ambientalismo liberista, favorevole al mercato ed all'ecologia di mercato (pigouvismo), contrario all'eco-marxismo coercitivo. Ciò lo pone in alto a destra.

    38 - Partito dell'Amore (1991-1994)
    Basato sulle illuminate tematiche libertarie in tema di sessualità e altri diritti civili, ciò lo pone verso l'angolo alto verso destra; nel 1992 fu alleato col "Partito Pensionati".

    38 - Partito Pensionati (1987-oggi)
    Il suo essere un partito che sostiene gli interessi dell'apoteosi dell'assistenzialismo lo pone verso l'estremo alto, ma le tendenze liberiste sul sistema pensionistico lo pongono verso destra; nel 1992 fu alleato al "Partito dell'Amore".

    39 - Unione Nazionale per la Ricostruzione / Unione per la Ricostruzione Nazionale (1946-1953)
    Partecipa alle coalizioni "Unione Democratica Nazionale" (1946) e "Blocco Nazionale" (1948). Nel 1953 confluisce nel PLI, assorbita in parte direttamente da esso e in parte tramite "Alleanza Democratica Nazionale" nella quale l'UNR parzialmente evolse.

    39 - Alleanza Democratica Nazionale (1953)
    Nata per iniziativa di un gruppo di dissidenti di sinistra del PLI in contrasto con la posizione ufficiale del partito che sosteneva l'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria. Ad essa aderirono poi altri esponenti liberali come gli ex di "Unione Nazionale per la Ricostruzione" (sempre 39), dissidenti DC, intellettuali, ex separatisti siciliani. Venne riassorbita dal PLI lo stesso anno.

    40 - Concentrazione Democratica Repubblicana (1946)
    Nata in seguito ad una scissione dal "Partito d'Azione". Nello stesso anno, confluì nel PRI.

    40 - Unione di Rinascita Repubblicana (1953)
    Costituita da un gruppo di dissidenti di sinistra del PRI contrari alla posizione del partito favorevole riguardo la legge elettorale maggioritaria; si scioglie subito in "Unità Popolare" (7+ 40 + GL). Nel 1957 con UP confluisce nel PSI.

    41 - Partito Umanista (1985-oggi)
    È un partito ispirato alla filosofia umanistica, dichiarantesi di sinistra radicale, che avversa con decisione il sistema economico neoliberista, da essi giudicato iniquo. Nonostante si dichiari confusamente di estrema sinistra, la sua ideologia lo posiziona praticamente e decisamente all'estremo alto del cerchio, esattamente contrapposto al "Partito Razionalista" che si trova all'estremo basso, suo acerrimo nemico ideologico. Alle elezioni politiche del 2008 si presenta nelle liste della Sinistra Arcobaleno e all'interno della lista nazionale "Per il Bene Comune" . Alle elezioni europee del 2009 si appoggiano all'Italia dei Valori.
    E' uno dei cinque organismi del Movimento Umanista, assieme al Centro delle Culture, alla Comunità per lo sviluppo umano, al Centro Studi Umanisti, a Mondo Senza Guerre, e rappresenta l'espressione politica del Movimento.

    42 - Antifascismo e antirazzismo fanatico
    Gruppuscoli del fanatismo antirazzista, e per loro personale deduzione di conseguenza antifascista, non consapevoli che la grande maggioranza dei fascisti che si dicono razzisti non lo fanno perchè lo siano veramente, ma come contrapposizione al tipico astio di questi gruppi fanatici e misantropi, antirazzisti non per etica, ma per narcisismo patologico.

    43 - Movimento Socialista Autonomista (1949)
    Scissione di un ulteriore corrente di destra del PSI, nello stesso anno si fonde con la corrente di sinistra uscita dal PSLI, a formare il PSU; questo, nel 1951, si fonde col PSLI a formare il PSDI.

    43 - Unità e Democrazia Socialista (1989)
    Scissione del PSDI contro la presenza del PLI nei governi a cui partecipa il PSDI, per un riavvicinamento col PSI, ed eventualmente col PCI (che a breve sarebbe divenuto PDS), nel più ampio progetto di creare una grande famiglia ispirata al riformismo socialdemocratico europeo. Questo obiettivo si risolse però in un fallimento e pochi mesi dopo l'UDS finì per confluire nel PSI.

    44 - corrente di sinistra del PSLI, scissasi (su istigazione di PSI e PCI) per unirsi al MSA (43) a formare il PSU.

    43 + 44 - Partito Socialista Unitario (1949-1951)
    Da non confondersi con l'omonimo nome che prese il PSDI tra 1969 e 1971. Fondato nel 1949, dalla confluenza della corrente di destra del PSI, che precedentemente si era costituita in "Movimento Socialista Autonomista" (43), e della corrente di sinistra del PSLI (44, fomentata in ciò da PSI e PCI). Nel 1951, dalla fusione del PSU e del PSLI, si costituì il partito che nel 1952 assunse la denominazione di "Partito Socialista Democratico Italiano" (PSDI).

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    (16 + 11) - Partito di Unità Proletaria (1972-1974)
    Quando, nel 1972, il PSIUP decide di sciogliersi e confluire PCI, la sua ala sinistra fonderà il "Nuovo PSIUP" (16), subito fusosi con l'ala sinistra del "Movimento Politico dei Lavoratori" (costituitasi precedentemente in "Alternativa Socialista", 11) a formare il "Partito di Unità Proletaria". Nel 1974 unendosi al gruppo del "Manifesto" (17) creo il "Partito di Unità Proletaria per il comunismo" (11 + 16 + 17).

    (11 + 16 + 17) - Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (1974-1984)
    Nasce nel 1974, dall'unificazione del "Partito di Unità Proletaria" (11 + 16) con il gruppo de "Il Manifesto" (17), a cui poco dopo aderì anche il "Movimento Studentesco" (temporaneamente senza sciogliersi). Durante le elezioni del 1975 e 1976 promosse assieme a tutta la nuova sinistra il cartello elettorale di "Democrazia Proletaria" (eccetto "Lotta Continua" nel 1975 per la contrarietà del PdUP). Nel 1977 DP diventa partito assorbendo quelli di cui la coalizione faceva parte; ciò provocò la separazione tra le due componenti del "PdUP per il comunismo", che si divise in due tronconi, corrispondenti a "Il Manifesto" e PdUP (ex "Nuovo PSIUP" - MPL); quest'ultimo prese parte alla costituente di DP in partito (assieme ad altri gruppi), mentre fu la prima a mantenere il nome "PdUP per il comunismo", assorbendo parte degli ex di "Avanguardia Operaia" e del "Movimento Studentesco" (divenuto "Movimento Lavoratori per il Socialismo"), partecipando con tale nome nel 1979 alle elezioni, mentre DP si presentava come "Nuova Sinistra Unita". Nel 1981 avvenne la confluenza con il "Movimento Lavoratori per il Socialismo". L'alleanza con il MLS aveva già consentito, nel 1979, il raggiungimento del quorum alle elezioni politiche, obiettivo fallito invece da "Nuova Sinistra Unita". Nel 1983, in occasione delle elezioni politiche, e nel 1984, in vista di quelle europee, il "PdUP per il Comunismo" presentò liste comuni col PCI, partito che aveva sostenuto sempre più esplicitamente da quando il suo segretario, Enrico Berlinguer, aveva abbandonato il compromesso storico. Nel 1984 il "PdUP per il comunismo" dichiarava finito il suo compito, in quanto il PCI si era di nuovo spostato a sinistra, e quindi si sciolse in esso.

    (16 + 11 + 18 + LC; + 12 + 3 + 2, solo l'enclave vicina al 3, + 17 occasionalmente) - Democrazia Proletaria (1975/1977-1991)
    Nato come coalizione elettorale in occasione delle elezioni regionali del 1975, su iniziativa del "Partito di Unità Proletaria per il comunismo" (11 + 16 + 17), raccolse "Avanguardia Operaia" (18) e il "Movimento Lavoratori per il Socialismo" (3), a cui aderirono, in sede locale, anche altre formazioni minori come l'"Organizzazione Comunista marxista-leninista", la "Lega comunista rivoluzionaria IV internazionale", la "Lega dei comunisti". "Lotta Continua" invece diede indicazione di voto per il PCI. Per le elezioni politiche del 1976 la coalizione fu invece integrata anche da "Lotta Continua" e dai "Gruppi Comunisti Rivoluzionari" (12). Nel 1977 DP si trasformò in partito. In essa confluirono il "Partito di Unità Proletaria" (ex "Nuovo PSIUP",16, e AS, 11), la maggioranza di "Avanguardia Operaia" (18), GCR (12), "Lotta Continua", e la "Lega dei Comunisti". "Il Manifesto" invece ne restò fuori, continuando ad usare per se stesso la sigla "Partito di Unità Proletaria per il comunismo". Alle elezioni politiche del 1979 DP divenne il nucleo di una lista comune a tutta la Nuova sinistra, denominata "Nuova Sinistra Unita". Il "Partito di Unità Proletaria per il comunismo", cioè quelli de "Il Manifesto", si presentarono autonomamente. Nel 1979 la maggior parte dei dirigenti ex-"Nuovo PSIUP" e quindi anche i rappresentanti della corrente sindacale abbandonarono DP; furono proprio gli esponenti del vecchio MPL a rimanere in DP dopo che nel 1979 i dirigenti ex-"Nuovo PSIUP" si ritirarono dal partito (che quindi in pratica venne ad essere definitivamente assorbito da DP). In occasione delle elezioni europee del 1989, ebbe luogo la "Scissione Arcobaleno". Tuttavia, nello stesso anno il partito assorbì la Lega comunista rivoluzionaria (LCR, ex GCR, 12) di Livio Maitan, emanazione della IV internazionale.

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    coalizioni:

    Fronte Democratico Popolare (1947-1948):
    Partito Comunista Italiano (PCI)
    Partito Socialista Italiano (PSI)

    Alleanza Repubblicana Popolare
    Movimento Rurale
    Movimento Cristiano per la Pace cattocomunista
    Movimento di Unità Socialista (troskista)


    Unione Democratica Nazionale (1946):
    Partito Liberale Italiano
    Democrazia del Lavoro (9)

    Unione Nazionale per la Ricostruzione (39)
    Alleanza Democratica della Libertà (5)
    Movimento Nazionale Unitario ed Antiseparatista

    Blocco Nazionale (1948):
    Partito Liberale Italiano (PLI)
    Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ)
    Unione per la Ricostruzione Nazionale (39)

    Blocco Nazionale della Libertà (1946):
    Partito Democratico Italiano
    Concentrazione Nazionale Democratica Liberale
    Centro Democratico
    i suoi membri si divisero poi tra il gruppo liberale, il fronte qualunquista e il nascente partito monarchico.

    Unità Socialista (1948):
    Partito Socialista dei Lavoratori Italiani
    Unione dei Socialisti

    L'Unione dei Socialisti era nata alcuni mesi prima come scissione dal Partito Socialista Italiano.

Note


Bibliografia


Voci correlate