sabato 11 febbraio 2017

Vite quasi parallele. Capitolo 23. Uno scandalo dietro l'altro

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Le SS si insediarono a Villa Orsini nel marzo del 1944, quando il fronte bellico della Linea Gotica stava salendo pericolosamente verso nord.
Si misero subito a scavare trincee lungo il torrente Bevano, che scorreva proprio di fianco alla Villa.
L'obiettivo dei tedeschi era quello di bloccare la Linea Gotica lungo il corso di quel torrente che proteggeva le trincee.
Ettore Ricci inizialmente riuscì a mantenere il controllo della Contea, accordandosi col tenente Muller, ma gli eventi successivi portarono famiglia Ricci-Orsini sull'orlo della catastrofe.
Le condizioni di salute di Diana erano peggiorate dopo un'incredibile episodio.
Durante un bombardamento particolarmente distruttivo, mentre lei era al nono mese di gravidanza, si ritrovò a correre verso il rifugio con le figlie per mano, ma a un certo punto scivolò e cadde nella trincea piena di tedeschi.
Questo incidente provocò la rottura delle acque e l'inizio del travaglio.
Nessuno avrebbe scommesso un centesimo bucato sulla sopravvivenza della puerpera e della neonata.
E invece entrambe sopravvissero.
Tale è l'insistenza della vita, persino nelle circostanze più avverse.
E fu così che la terza figlia, Anna, nacque all'interno di un rifugio sotterraneo, durante un bombardamento nell'aprile del 1944, con la madre assistita soltanto dalla governante Ida Braghiri.
Ettore Ricci si infuriò:
<<Ma come? Un'altra figlia? Io volevo il maschio!>>
Diana, che ormai lo conosceva troppo bene per replicare a tono, si limitò a porre condizioni:
<<Soltanto se la smetti di fare il cascamorto con mia sorella! Credi che non me ne sia accorta? Pensi che gli occhi mi siano rimasti soltanto per piangere?>>
Ettore si era preparato da tempo una risposta convincente:
<<Ma non capisci? Lo sto facendo solo per impedire che il tenente Muller la seduca o peggio ancora la prenda con la forza!>>
Questa affermazione non era del tutto priva di fondamento.
Ettore Ricci sapeva, infatti, che il vero mentitore non è colui che dice bugie, ma chi dice soltanto mezze verità.
L'altra parte della verità era che Ettore aveva le stesse intenzioni di Muller.
Solo che, mentre le avances di Ettore erano rifiutate dalla giovane cognata Isabella Orsini, quelle del tenente Muller, un ariano biondo e dal fisico scolpito, erano accettate con una certa civetteria.
Già verso la fine del '44, nel buio dei rifugi, per passare il tempo, la gente chiacchierava dell'argomento più scandaloso mai accaduto da quelle parti dai tempi in cui Lucrezia Spreti aveva tradito il marito Orsini con un taglialegna locale.
Ma gli scandali maggiori dovevano ancora venire.
Nel dicembre 1944, quando ormai il fronte era passato e ai tedeschi erano subentrati i Nepalesi dell'Impero Britannico, Isabella ebbe la certezza di essere incinta di almeno due mesi.
Non si confidò né con la sorella, né con i genitori. E fu un tragico errore.
Una fredda mattina del gennaio 1945, Isabella fu trovata impiccata a un ciliegio.
Allo strazio di sua sorella Diana e dei genitori, i Conti Orsini, si aggiunse la maldicenza della gente.
La stessa Ida Braghiri aveva confidato al marito:
<<Io te lo dicevo che non bisognava confondersi con i Ricci e con gli Orsini. E' gente strana, pazza. La loro storia, la loro vita, tutta la loro esistenza non è altro che uno scandalo dietro l'altro>>
Michele però la riportò al pragmatismo:
<<Non bisogna sputare sul piatto in cui si mangia. Gli scandali stanno indebolendo la famiglia Ricci-Orsini, ma noi non siamo ancora così forti da poter prendere il controllo del Feudo. Bisogna salvare le apparenze, accumulare denaro e potere e, quando saremo finalmente pronti, aspettare il momento adatto per colpire. Tanto, se è vero che la loro vita è uno scandalo dietro l'altro, le occasioni future non mancheranno>>
Ida lodò la sagacia del marito e fece proprio il suo piano.
Del resto, i fatti davano ragione alla prudenza di Michele.
Le indagini sulle circostanze della morte di Isabella Orsini furono molto discrete.
Il federale e milizano Onofrio "Compagnia Bella" Tartaglia fu incaricato del caso, e il giudice Giuseppe Papisco controllò di persona lo svolgimento delle indagini. Entrambi erano cognati di Ettore Ricci.
Alla fine l'autopsia si limitò a constatare le cause del decesso, senza riportare la descrizione di altre particolari lesioni, che pure alcuni avevano creduto di vedere, ma la cosa più atroce fu il fatto che il bambino che Isabella portava in grembo era già ben formato ed era un maschio, cosa che provocò un sussulto di angoscia in Ettore Ricci.
Non si seppe mai chi era il padre del bambino, anche se tutti sapevano che Isabella era corteggiata sia dal tenente Muller che da Ettore.
Il caso fu chiuso in fretta e archiviato come suicidio, anche se Diana e i Conti Orsini sostenevano che Isabella, se mai avesse voluto togliersi la vita, non l'avrebbe mai fatto in quel modo. Piuttosto avrebbe ingerito delle pillole.
La tragedia, gli scandali e le conseguenze della guerra acuirono l'alcolismo della Contessa Emilia e la gastrite corrosiva del Conte Achille, ma quella che reagì peggio fu Diana.
Dopo aver passato settimane a letto con un'emicrania lancinante e una febbre che persisteva, attraversò prima una fase di rabbia, in cui attaccò frontalmente il marito:
<<La causa di tutti i mai sei tu, Ettore! E ti giuro che non metterai più piede nel mio letto! Se lo farai, ti strapperò i genitali a morsi... sei avvisato...>>
Lui bofonchiò qualcosa relativo al "figlio maschio" che lei aveva il dovere di dargli e poi decise di lasciar passare la crisi. Ma dopo la rabbia venne la depressione, acuita dal recente parto in condizioni estreme.
La famiglia Ricci-Orsini credeva di aver toccato il fondo, ma il peggio doveva ancora venire.